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Sorpresa! Le persone usano l’IA più delle imprese

   
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Le previsioni più intuitive non sempre sono quelle corrette. Mentre molti immaginavano aziende sempre più automatizzate nella selezione del personale, una recente ricerca rivela che l'intelligenza artificiale è stata adottata soprattutto dai candidati. Un dato che costringe a svolgere nuove riflessioni.

Qualche mese fa, su queste pagine, avevamo lanciato una provocazione: e se la selezione del personale si trasformasse in una guerra tra intelligenze artificiali? Nel nostro articolo: intitolato La guerra robotica nella selezione del personale ipotizzavamo un prossimo futuro nel quale le aziende avrebbero potenziato l’utilizzo di software per leggere curriculum, cercare parole chiave e valutare la corrispondenza con una posizione aperta, mentre dall’altra parte i candidati avrebbero imparato a usare sempre più l’IA per ottimizzare CV e lettere motivazionali. Lo scenario sembrava chiaro: algoritmi che valutano documenti prodotti da altri algoritmi.

Una recente ricerca (L’intelligenza artificiale nella ricerca di impiego e nel recruiting), condotta da AMOSA, l'Osservatorio del mercato del lavoro della Svizzera orientale, ci costringe però a correggere parzialmente quella previsione. E la realtà, come spesso accade, è più interessante delle nostre ipotesi. La sorpresa è che, almeno per il momento, le persone utilizzano l'intelligenza artificiale molto più delle imprese.

Secondo lo studio, il 65% delle persone alla ricerca di lavoro ha già utilizzato strumenti di AI durante il processo di candidatura e circa un terzo li utilizza regolarmente. Tra le aziende, invece, soltanto il 13% dichiara di impiegare l'intelligenza artificiale nei processi di recruiting. Ancora più sorprendente: solo una piccola minoranza delle imprese utilizza realmente sistemi di screening automatico dei candidati. Insomma, la famosa guerra tra AI, almeno per ora, assomiglia più a un esercito che avanza e a uno che osserva da lontano. Il dato è interessante perché racconta qualcosa che va oltre il tema della selezione del personale e comincia a parlarci di come si diffonde l'innovazione.

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Un candidato può iniziare a utilizzare ChatGPT in pochi minuti. Può chiedergli di correggere una lettera motivazionale, adattare il curriculum a una posizione specifica o preparare un colloquio. Non deve convincere nessuno, modificare procedure interne o affrontare problemi di sicurezza informatica. Per un'azienda le cose sono molto diverse. Ogni nuova tecnologia porta con sé questioni legate alla privacy, alla conformità normativa, all'integrazione nei processi e alla gestione del cambiamento. È quindi naturale che l'adozione sia più lenta. La conseguenza è che oggi l'intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende soprattutto dalla porta dei candidati.

La ricerca mostra inoltre che chi utilizza regolarmente l'AI ottiene più inviti ai colloqui rispetto a chi non la utilizza. Il motivo è semplice: candidature meglio scritte, più curate, più aderenti alle richieste dell'annuncio.

Ma proprio qui emerge un nuovo paradosso. Le aziende intervistate segnalano che le candidature stanno diventando più professionali ma anche più simili tra loro. Le lettere motivazionali sono spesso corrette, ben strutturate e linguisticamente impeccabili. Diventa però più difficile capire chi sia realmente la persona che si nasconde dietro quelle parole.

E torniamo così al punto centrale del precedente articolo. Se un'azienda cerca un buon manutentore, un elettricista, un saldatore o un tecnico CNC, il valore non risiede nella perfezione formale di una lettera motivazionale. Risiede nelle competenze, nell'esperienza, nella capacità di risolvere problemi reali. La buona notizia è che la ricerca suggerisce che molte aziende lo hanno capito. Di fronte a candidature sempre più standardizzate, alcune stanno aumentando il peso delle referenze, delle prove pratiche, degli assessment e del periodo di prova. In altre parole: stanno cercando nuovi modi per tornare a osservare la persona reale.

Forse la vera lezione è proprio questa. L'intelligenza artificiale sta alzando il livello medio della presentazione. Ma quando tutti possono presentarsi bene, il fattore decisivo torna ad essere ciò che nessun algoritmo riesce ancora a simulare completamente: la motivazione autentica, la storia personale, il carattere, l'esperienza vissuta e la capacità di costruire relazioni.

L'AI continuerà a diffondersi. Probabilmente sempre di più. Ma la selezione del personale non diventerà necessariamente meno umana. Anzi. Più i documenti si assomigliano, più diventa importante la capacità di guardare oltre i documenti. E forse è proprio per questo che, nonostante tutta la tecnologia disponibile, le migliori assunzioni continuano ancora a farle le persone.

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