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L’unione di una famiglia, la forza di un’azienda

   
AITI
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La Deltacarb SA di Pambio-Noranco guarda al futuro con qualche preoccupazione ma anche con lo spirito battagliero che la contraddistingue.

Presente sul territorio ticinese da quasi trent’anni, la Deltacarb SA è una dinamica azienda a conduzione familiare che in tanti anni di impegno e di intenso lavoro ha saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto in un settore industriale molto particolare: quello della produzione di componenti e utensili di precisione in metalli duri.

Gli utensili in metallo duro e gli utensili antiusura hanno una durezza maggiore degli utensili in acciaio rapido o super rapido e sono in grado di resistere a temperature di taglio superiori, che consentono velocità di lavorazione più elevate. Hanno la caratteristica di non deformarsi e di non usurarsi. Ne esistono diverse qualità a dipendenza del loro utilizzo e sono il risultato di un’esperienza pluriennale e di una tecnologia molto particolare.

Queste proprietà li rendono particolarmente versatili nonché adatti a essere impiegati nei processi di lavorazione industriale che richiedono, appunto, un’elevata durezza: dalla tornitura, alla fresatura; dalla foratura, alla frantumazione; dal taglio, allo stampaggio.

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Non è quindi un caso che la Deltacarb produca e rifornisca aziende-clienti operanti in svariati settori manifatturieri: alimentare, farmaceutico, dentale e odontotecnico, automotive, aerospace, industria metalmeccanica e ferroviaria, orologeria, lavorazione del legno, della pietra e frantumazione del cemento nonché articoli molto speciali su richiesta specifica dei clienti.

 

La Deltacarb, che oggi impiega 28 persone ed è ormai una realtà consolidata, deve la propria esistenza a Willy Voegtli: un imprenditore originario di Bienne che, nel 1991, la fondò in quel di Manno.

Purtroppo, appena un anno più tardi Willy morì a causa di un incidente in montagna e non ebbe quindi modo di assistere all’avvio della produzione. Fortunatamente le redini dell’azienda passarono da subito nelle mani dei suoi tre figli, i quali decisero di lasciare le loro rispettive attività per non lasciar morire il progetto avviato dal padre.

Quattro anni dopo, quindi nel 1995, i giovani Alain, Chantal e Pascal spostarono la sede della ditta a Pambio-Noranco (dove si trova tutt’ora) e iniziarono a sviluppare e a far crescere l’azienda con la stessa dedizione e passione che ci avrebbe messo il padre Willy, ampliando e diversificando la produzione e conquistando via via nuovi mercati.

 

Per saperne di più su questa realtà industriale ticinese, abbiamo incontrato Chantal Romagnoli Voegtli, l’unica figlia femmina di Willy.

Chantal, la vostra è un’azienda a conduzione familiare. Quali ruoli ricoprite, lei e i suoi fratelli, in Deltacarb?
Mio fratello Alain, il primogenito, si occupa delle vendite. Io, che sono la mezzana, mi faccio carico delle finanze, dell’amministrazione e della gestione del personale. Pascal, il fratello minore, è responsabile della produzione e della qualità. Ognuno di noi ricopre un ruolo preciso anche se, come accade nelle PMI a conduzione familiare, ognuno di noi è un po’ al corrente di tutto…

 

Quale valore aggiunto conferisce, la conduzione familiare, alla gestione di un’impresa?
Indubbiamente la conduzione familiare, almeno nel nostro caso, ha favorito un’identificazione pressoché totale nell’azienda. Con i miei fratelli cerchiamo sempre di fare squadra: abbiamo una buona intesa, ci sosteniamo reciprocamente e, nei momenti critici, uniamo ancora di più le nostre forze. Fortunatamente, siamo riusciti a creare un buon clima e un ambiente di lavoro in cui regnano il rispetto e l’assenza di conflittualità. Le difficoltà, quando si sono presentate e, mi creda, se ne sono presentate tante e a più riprese, le abbiamo sempre affrontate tutti insieme e questo ha cementato ancora di più la nostra unione.

 

Sotto quali aspetti, invece, questo tipo di conduzione comporta dei limiti?
Per me - ma credo di poter parlare anche a nome dei miei fratelli - risulta davvero difficile staccare la spina! Il pensiero va sempre e costantemente all’azienda… Nel tempo libero però, quando ci incontriamo per un pranzo di famiglia o per festeggiare un compleanno, cerchiamo di fare il possibile per preservare la vita privata e non parlare di questioni di lavoro… Devo dire che ci riusciamo abbastanza bene!

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La vostra è un’azienda esportatrice. Quali sono i vostri mercati di riferimento?
Sì, esportiamo i nostri prodotti in tutta Europa (principalmente Francia, Germania, Italia e Turchia), America del Sud e Cina. A settembre del 2019, durante la fiera di Hannover, avevamo avviato dei contatti e dei progetti molto promettenti con dei nuovi potenziali clienti asiatici - coreani, giapponesi, taiwanesi - ma purtroppo, a causa della diffusione del Covid19, le trattative si sono interrotte. Speriamo di poterle riprendere appena la pandemia si sarà risolta…

 

Ha giustamente toccato il tasto della pandemia da coronavirus, dalla quale purtroppo siamo ben lontani dall’essere usciti. Che impatto ha avuto, e sta avendo, sull’attività della Deltacarb?
A marzo, quando è scoppiata la pandemia, fortunatamente avevamo in cascina un buon portafoglio di ordini che, grazie alle autorizzazioni dello Stato maggiore cantonale di condotta e al supporto di AITI, durante il lockdown siamo riusciti a evadere e a consegnare puntualmente.

A partire dall’estate, invece, il lavoro ha rallentato parecchio e le commesse sono purtroppo calate del 20-30%. A inizio ottobre c’erano degli incoraggianti segnali di ripresa, che lasciavano ben sperare in un riavvio dell’attività produttiva, ma purtroppo notiamo che questa seconda ondata di diffusione del virus sta provocando una nuova riduzione della domanda.

 

Quindi, mi par di capire, si naviga a vista…
In questo momento, guardare troppo avanti risulta davvero difficile. Noi cerchiamo di impegnarci al massimo nel portare a termine il lavoro che abbiamo e nel cercare sempre e comunque nuovi sbocchi e nuove nicchie di mercato. Abbiamo la fortuna di produrre articoli molto versatili, che si indirizzano e adattano trasversalmente a svariati settori dell’industria. Se un determinato settore va in crisi, ne abbiamo altri che possono contro-bilanciare la perdita. Oggi più che mai la parola d’ordine è “diversificare”! Non bisogna mai dipendere da pochi clienti: non solo è pericoloso, rischia di essere addirittura fatale!

 

Gli imprenditori ticinesi hanno potuto beneficiare dei crediti Covid e del lavoro ridotto. Quanto vi sono state utili queste misure?
Nell’incertezza più totale, abbiamo fatto capo a entrambe le misure che, lo devo ammettere, sono state introdotte davvero tempestivamente. Poter disporre in tempi rapidi della necessaria liquidità ci ha permesso di far fronte ai mesi di crisi con una certa sicurezza e serenità. Mi sarei comunque aspettata qualche aiuto a fondo perduto, almeno in una percentuale del 20/30%. Credo infatti che la Confederazione abbia delle riserve sufficienti per poter andare incontro alle difficoltà delle imprese, soprattutto in una circostanza del tutto eccezionale come quella che stiamo vivendo…

 

Quanto è difficile rimanere competitivi producendo in Svizzera, un Paese dove il costo del lavoro - e non solo quello - è particolarmente elevato?
Beh, direi piuttosto difficile! Da quando la Banca Nazionale ha abbondonato la soglia minima di cambio tra Franco ed Euro, poi, la nostra competitività è stata messa ancora più a dura prova! Le marginalità si sono ulteriormente ridotte e facciamo sempre più fatica a risparmiare per effettuare nuovi investimenti… Insomma, si guadagna di meno e si corre di più! Ciononostante, continuiamo a combattere, puntando sulla qualità dei nostri prodotti e sulla flessibilità nei termini di consegna. A differenza dei nostri competitor, colossi da 500-1000 collaboratori, riusciamo infatti a essere molto agili e a organizzarci in modo da avere delle tempistiche di fornitura migliori delle loro. Inoltre, investiamo molte energie nel coltivare il contatto personale con i nostri clienti: un approccio che si è rivelato premiante!

 

Chi fa impresa chiede a gran voce interventi strutturali per un vero rilancio dell’economia. Quali richieste si sentirebbe di fare, al Governo Ticinese, affinché le condizioni quadro tornino a essere più favorevoli?
Nell’intento di dover contenere sempre di più i costi, chiederei che venissero eliminate le tasse sulla fornitura dell’energia elettrica, tasse che incidono sulle bollette in ragione del 20%! Sarebbe un gesto molto apprezzato, soprattutto dalle aziende energivore come la nostra. Inoltre, farei notare che gli incentivi per gli investimenti innovativi e le fiere sarebbero molto apprezzati se fossero più accessibili, e senza le attuali numerose restrizioni.

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