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Un’amministrazione pubblica sempre più grande

   
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In Ticino molto probabilmente nel 2027, non si sa ancora se prima o dopo le elezioni cantonali dell’11 aprile, si voterà sull’iniziativa popolare che chiede uno stop all’aumento dei dipendenti pubblici. Non si tratta di licenziare persone – i docenti e il personale sanitario è escluso dal calcolo – quanto piuttosto di non sostituire tutte le persone che per una ragione o per l’altra lasciano ogni anno l’amministrazione pubblica.

Si tratta di un’iniziativa moderata ma che ha già fatto gridare qualcuno allo scandalo.

La tesi degli avversari è che le esigenze della popolazione sono crescenti e dunque lo Stato deve essere sufficientemente strutturato per farvi fronte. Non entrano in considerazione né il progresso tecnologico, né la rivisitazione dei processi di lavoro, né una riorganizzazione del funzionamento dell’amministrazione cantonale. Semplicemente per loro non è possibile modificare la mole dello Stato.

La medesima discussione è in atto anche a livello federale. Pure l’amministrazione federale è accusata di essersi troppo ingigantita, parallelamente a una burocrazia asfissiante per cittadini e imprese.

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Una recente analisi del think thank elvetico Avenir Suisse, ricordava che l'espansione della pubblica amministrazione segue una logica chiara: più lo Stato è chiamato a fornire protezione e sostegno, più le normative diventano onerose. L'attuazione di tali norme richiede ulteriore personale che, a sua volta, individua ulteriori misure. Si crea così un meccanismo che si autoalimenta, con conseguenze significative: l'aumento dei costi del personale grava sulle finanze pubbliche e — attraverso la tassazione — sul settore privato. Parallelamente, lo Stato entra sempre più in competizione con il settore privato nella corsa all'acquisizione di personale qualificato.

Secondo Avenir Suisse, per contenere l'espansione dell'apparato amministrativo senza comprometterne l'efficacia, sono necessarie riforme in due ambiti.
In primo luogo, l'efficienza: un “benchmarking” esterno triennale per garantire trasparenza su retribuzioni e prestazioni, accompagnato da un tetto agli organici amministrativi volto a incrementare l'efficienza.
In secondo luogo, l'efficacia: revisioni legislative periodiche per assicurare un quadro normativo efficace, arginando così alla radice la crescita dell'amministrazione. 

Ad esempio, una settimana di "pulizia" normativa periodica in Parlamento potrebbe consentire l'abrogazione di leggi i cui benefici non giustificano (o non giustificano più) i costi che esse comportano. Non esistono forse ricette miracolose, perché a volte sono gli stessi cittadini ad esigere dallo Stato interventi normativi e presa a carico di costi, ma esiste sicuramente la necessità di cambiare rotta anche a livello dell’amministrazione pubblica. 
Attualmente, oltre 180’000 dipendenti (in termini di unità a tempo pieno) lavorano nel settore pubblico, rappresentando circa il 4% della forza lavoro complessiva. Se si includono altri dipendenti pubblici, come gli insegnanti, tale percentuale sale al 10%.

Se si considerano anche i dipendenti che dipendono dall'amministrazione pubblica (finanziati o controllati dallo Stato), la cifra raggiunge circa un milione di unità, ovvero il 23%. Lo Stato è senz’altro un importante datore di lavoro in Svizzera, ma ciò non può significare un appesantimento oltre misura della sua dimensione e conseguenti oneri e burocrazia ingiustificati.

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