Una recente analisi di Avenir Suisse, pensatoio del mondo economico nazionale, apre gli occhi sul continuo ricorso all’aumento dei prelievi sui salari per finanziare le assicurazioni sociali.
La Costituzione federale stabilisce dei limiti massimi per l'imposta sul reddito della Confederazione (11,5%), l'imposta sul reddito delle società (8,5%) e l'IVA (8,1%). Qualsiasi aumento richiede una doppia maggioranza sia del popolo che dei Cantoni. Tuttavia, i contributi previdenziali dei lavoratori sono esentati da tale requisito. Questi possono essere aumentati con una semplice maggioranza del Parlamento. È previsto solo un referendum facoltativo: un comitato deve raccogliere le firme necessarie e, anche in questo caso, la decisione spetta solo alla semplice maggioranza del popolo.
Questo meccanismo come ricorda Avenir Suisse sta diventando problematico perché i contributi all’AVS, all'assicurazione invalidità e all'indennità per la perdita di guadagno, funzionano economicamente come tasse: le prestazioni sono limitate, mentre i contributi no. Essendo gli ostacoli per così dire “minori”, i politici preferiscono finanziare la nuova spesa sociale tramite le trattenute salariali piuttosto che tramite imposte e tasse. Facciamo un paio di esempi:
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Nel finanziare la 13ma AVS, il Consiglio degli Stati ha deliberatamente svincolato l'aumento dell'IVA dall'aumento dei contributi previdenziali dei lavoratori, previsto per giugno 2025. In questo modo, parte del finanziamento potrebbe essere coperto da maggiori contributi a carico dei lavoratori, anche qualora l'aumento dell'IVA non venisse approvato dal referendum obbligatorio. La Consigliera federale Elisabetta Baume-Schneider ha esplicitamente dichiarato al Consiglio degli Stati che era necessario "rinunciare a un vincolo giuridico, in modo che almeno una parte dei costi possa essere finanziata da un aumento dei contributi".
Il Consiglio nazionale, tuttavia, ha votato a favore di un vincolo giuridico. Il Consiglio degli Stati deve nuovamente esprimersi. -
Per ragioni di economicità, il Consiglio federale e il Consiglio degli Stati hanno inizialmente respinto l'ipotesi di trasformare i fondi esistenti per gli asili nido in un nuovo assegno per l'infanzia. Il finanziamento tramite le entrate fiscali federali avrebbe richiesto un referendum a doppia maggioranza. Il Parlamento ha invece deciso di trasferire i fondi dalla Confederazione ai Cantoni. Questi ultimi riceveranno i fondi necessari tramite i contributi dei datori di lavoro.

La conclusione allora è semplice: finché le trattenute sui salari possono essere aumentate più facilmente delle imposte sul reddito a livello istituzionale, i responsabili politici sono incentivati a finanziare nuove spese attraverso i salari. Di conseguenza, l'onere aggiuntivo ricade interamente sulla popolazione attiva.
Una rapida occhiata alle prossime riforme rivela la portata di questo potenziale impatto. Nel caso estremo in cui tutti i progetti, dalla tredicesima AVS all'iniziativa per il congedo parentale, fossero finanziati dalle trattenute sui salari, ciò corrisponderebbe ad un aumento di tali imposte di circa 2,6 punti percentuali. Per uno stipendio mediano di 87’977 franchi, sottolinea Avenir Suisse, ciò rappresenterebbe 1’130 franchi all'anno in più a carico del dipendente e la stessa cifra per il datore di lavoro, per un totale di 2’260 franchi per contratto di lavoro.
Per correggere l'attuale asimmetria, Avenir Suisse è arrivata a proporre di inserire nella Costituzione federale un tetto massimo ai contributi dei dipendenti di natura fiscale, analogamente ai limiti imposti alle imposte. Qualsiasi aumento oltre tale limite richiederebbe una doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni. "Oggi la Costituzione tutela i contribuenti meglio dei lavoratori", sottolinea Avenir Suisse. "Un tetto massimo ai contributi dei dipendenti elimina questa disparità di trattamento". In questo modo, i contributi dei dipendenti di natura fiscale sarebbero soggetti in futuro agli stessi requisiti democratici delle imposte.
Il problema esiste e il dibattito è lanciato. La Svizzera, uno dei paesi con il costo del lavoro più elevato al mondo, non può semplicemente scaricare le spese sociali sulle spalle dei lavoratori e dei datori di lavoro.

