Il Workmonitor 2025 di Randstad, basato su oltre 26.000 interviste in 35 Paesi, restituisce una fotografia chiara delle aspettative dei lavoratori nel mondo: il lavoro non è più solo una fonte di reddito, ma uno spazio in cui le persone cercano coerenza con i propri valori, benessere, senso di appartenenza e opportunità di sviluppo continuo. In un contesto segnato da trasformazioni tecnologiche rapide, tensioni geopolitiche e cambiamenti demografici, il rapporto mette in evidenza una crescente richiesta di personalizzazione dell’esperienza lavorativa.
All’interno di questo quadro globale, la Svizzera si distingue per un mercato del lavoro percepito come più stabile e coeso rispetto alla media internazionale, ma non per questo immune dalle nuove aspettative espresse dai talenti. I lavoratori svizzeri condividono le priorità dei loro pari a livello globale: allineamento valoriale con il datore di lavoro, fiducia nella leadership, senso di comunità e possibilità di sviluppare competenze utili per il futuro. Tuttavia, alcuni indicatori suggeriscono un equilibrio diverso rispetto ad altri Paesi europei, Italia in primis.
In Svizzera il livello di fiducia verso i datori di lavoro rimane elevato: una larga maggioranza dei lavoratori dichiara di sentirsi fidata dall’azienda e di poter contare su una leadership credibile. Questo dato, superiore o in linea con la media globale, segnala un sistema che ha saputo costruire nel tempo relazioni professionali solide. Anche il numero di persone che ha lasciato un impiego per conflitti valoriali o per mancanza di opportunità di crescita risulta più contenuto rispetto ad altri mercati.
Se si guarda all’Italia, il quadro appare più fragile. Il Workmonitor evidenzia una maggiore propensione a cambiare lavoro in presenza di ambienti percepiti come tossici, scarse possibilità di sviluppo o leadership poco coerenti. Il tema dell’allineamento dei valori aziendali è particolarmente sentito anche nel contesto italiano, ma spesso si scontra con una realtà organizzativa meno strutturata e con opportunità di crescita percepite come limitate, soprattutto per i profili più giovani.

Un punto di contatto tra Svizzera e Italia è rappresentato dalla crescente importanza attribuita alla formazione e allo sviluppo delle competenze, in particolare in ambiti come l’intelligenza artificiale, il management e il benessere. In Svizzera questa esigenza emerge con forza nonostante un mercato del lavoro già avanzato: i lavoratori chiedono percorsi di sviluppo più mirati, coaching e supporto alla leadership. In Italia, invece, il bisogno di formazione è spesso accompagnato da una maggiore incertezza su chi debba farsene carico, con una tensione più marcata tra responsabilità individuale e responsabilità dell’impresa.
Anche sul tema della flessibilità emergono differenze significative. In Svizzera, pur restando centrale, la flessibilità viene vissuta come un fattore ormai acquisito, mentre in Italia continua a rappresentare un elemento distintivo e spesso negoziale, legato alla qualità complessiva del lavoro e alla capacità delle aziende di attrarre e trattenere talenti.
Il confronto tra Svizzera e Italia mette dunque in luce due modelli diversi: da un lato un mercato più maturo, fiduciario e stabile; dall’altro un contesto in evoluzione, in cui le aspettative dei lavoratori crescono più velocemente della capacità organizzativa di rispondervi. Per entrambi i Paesi, il messaggio del Workmonitor 2025 è chiaro: il futuro del lavoro passa dalla capacità delle aziende di creare ambienti inclusivi, credibili e orientati allo sviluppo continuo. Chi saprà colmare il divario tra aspettative e realtà avrà un vantaggio competitivo decisivo, non solo in termini di attrazione dei talenti, ma anche di sostenibilità nel lungo periodo.
Resta infine aperta una domanda cruciale quando si osserva la realtà del Cantone Ticino, territorio svizzero per istituzioni e cornice normativa, ma profondamente intrecciato con il mercato del lavoro italiano per cultura, mobilità e dinamiche salariali. Il Ticino vive quotidianamente la tensione tra un modello svizzero fondato su fiducia, stabilità e coesione e alcune fragilità tipiche del contesto italiano, come la pressione sui salari, la competizione transfrontaliera e una percezione più incerta delle opportunità di sviluppo. In questo spazio di confine, le aspettative dei lavoratori rischiano di collocarsi in una zona grigia: più elevate rispetto a quelle italiane, ma non sempre pienamente soddisfatte secondo gli standard svizzeri. Il dubbio, allora, è se il Ticino riuscirà a rafforzare una propria identità distintiva nel futuro del lavoro o se continuerà a oscillare tra due modelli, senza riuscire a beneficiarne pienamente né dell’uno né dell’altro.

