Schindler Supply Chain Europe, Succursale di Locarno: dove la sicurezza è di casa

Che la sicurezza in casa Schindler sia presa assolutamente sul serio lo si capisce sin dall’ingresso. Chi entra per una visita allo stabilimento di Locarno, viene istruito immediatamente; vigono delle regole che devono essere assolutamente seguite. Si spazia dal divieto assoluto di fumare ai programmi di protezione per persone e prodotti in determinati reparti, dalla sicurezza veicolare all’interno del sedime fino all’abbigliamento antinfortunistico. La sicurezza e la salute fanno parte dei valori cardine del Gruppo Schindler. Benessere e sicurezza non sono imposti ai collaboratori ma, grazie allo sforzo profuso da diversi anni, rappresentano ormai un valore condiviso.

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Un impegno costante

Alessandro Metrico, dal 2012 direttore HR della succursale e responsabile per la sicurezza e la salute sul posto di lavoro, ci ha illustrato le iniziative che l’azienda ha deciso di adottare. “La sicurezza è sempre stata un elemento fondamentale per il Gruppo Schindler. Per quanto attiene le attività in azienda, le attenzioni sono state inizialmente rivolte alla sicurezza sul posto di lavoro. Con il tempo ci si è però resi conto che questo non era sufficiente per garantire sicurezza e salute in senso più ampio, e che fosse necessario estendere l’azione anche alle attività svolte durante il tempo libero.” Gli aspetti da considerare sono diversi ed è per questo che, nel 2014, abbiamo deciso di elaborare – in collaborazione con la SUVA – una prima strategia triennale che prevedesse un piano delle misure di prevenzione sia degli infortuni professionali che di quelli non professionali. “Sul fronte professionale abbiamo organizzato, per esempio, un evento dedicato alla caccia ai pericoli, alle trappole e agli ostacoli in azienda. Dopo una prima parte di teoria, il personale ha potuto dedicare del tempo di lavoro alla ricerca e alla documentazione di questo genere di pericoli all’interno dello stabilimento. I problemi riscontrati sono stati chiaramente risolti”. All’interno dell’azienda è stato sviluppato anche un sistema di demarcazione delle zone di pericolo utilizzando gli stessi colori dei semafori.

Nel settore non professionale, i principali ambiti di azione riguardavano invece la sicurezza sulle due ruote, la prevenzione delle cadute, la consapevolezza dei rischi e gli infortuni nel calcio e negli sport analoghi; sono stati distribuiti caschi da bicicletta e per gli sport invernali, sono stati organizzati workshop ed è stata redatta una documentazione utile per sensibilizzare il personale.

Un primo bilancio

La prima strategia è stata sviluppata per il periodo da aprile 2014 fino ad aprile del 2016. Il bilancio è positivo: “Abbiamo notato che la casistica è mutata; determinati tipi di infortunio sono calati sensibilmente mentre ne abbiamo registrati di nuovi. Non è comunque negativo; il nostro è uno sforzo che deve essere costante nel tempo e anche se il numero di casi è diminuito sensibilmente. Estremamente positivo è stato il coinvolgimento di tutto il personale: la salute e la sicurezza sono entrate a far parte della cultura delle nostre persone e oggi possiamo contare sul loro costante apporto per continuare a migliorarci. I collaboratori ci segnalano costantemente i cosiddetti “quasi incidenti” e cioè delle situazioni di potenziale di pericolo che vengono prontamente considerate e risolte. Nel 2010 ricevevamo qualche decina di segnalazioni, mentre attualmente trattiamo e correggiamo circa 300 situazioni all’anno, dalle più banali a quelle meno evidenti. Ne siamo fieri, in quanto questo processo garantisce partecipazione, coinvolgimento e miglioramento continuo.

Il secondo step

Per il triennio dal 2016 al 2018 è stata implementata una seconda strategia, frutto delle riflessioni scaturite dall’analisi del primo periodo. In questo caso l’azienda ha deciso di fissare degli obiettivi chiari e misurabili: entro il 2018 gli infortuni non professionali dovranno diminuire del 10% e i giorni di infortunio all’anno dovranno scendere di 150 unità su mille collaboratori. Sono tre le macroaree su cui si è deciso di concentrarsi: “Il primo aspetto fondamentale riguarda il dialogo e la sensibilizzazione, agevolato attraverso un’iniziativa chiamata “Safety talk”. Come traspare dal termine stesso si tratta proprio di comunicare e condividere giornalmente in azienda i casi e la natura degli infortuni non professionali avvenuti il giorno precedente. Ogni mattina dedichiamo alcuni minuti del nostro tempo a questo scambio durante i prestabiliti incontri operativi. Un secondo elemento d’attenzione è legato alla gestione delle assenze: un processo che consente di fornire supporto alle persone sfortunatamente coinvolte in un incidente. Inoltre, compatibilmente con il genere di infortunio e con il consenso del medico, diamo l’opportunità, laddove opportuno, di svolgere mansioni alternative alla persona infortunata fino al completo ristabilimento della salute. L’ultima area di intervento riguarda le regole di sicurezza: in questo ambito ci siamo soffermati in particolare sulle sostanze chimiche. Abbiamo creato nuove schede di sicurezza e formato ulteriormente il personale. Inoltre abbiamo rivisto e ottimizzato conseguentemente i flussi di movimentazione dei materiali all’interno delle aree di produzione e logistica.”

Formazione e attitudine

Insomma, l’azione di sicurezza in Schindler Locarno è orientata sia sulle competenze con la formazione e l’istruzione che sulle attitudini e il comportamento delle persone. “Abbiamo la consapevolezza che non basti scrivere un buon manuale con tutte le regole e le prassi per far sì che questo sia vissuto dalle persone. È sicuramente importante che tutto questo sistema esista e sia a accessibile in qualsiasi momento a chiunque; tuttavia è ancora più importante che le persone abbiano la possibilità di partecipare e siano coinvolte nei processi che garantiscono la tutela della sicurezza e della salute. Non sommergiamo le persone di informazioni ma forniamo loro gli strumenti per vivere la sicurezza in azienda.”. Ma quali sono questi strumenti?

Alessandro Metrico prosegue illustrandoli brevemente. “Il primo è denominato “Safety walks”. Si tratta di un dialogo tra il singolo collaboratore e il diretto superiore in materia di sicurezza. Questo dialogo presuppone una fase di osservazione da parte del superiore che verifica, agevolato da una check list, le modalità di azione del collaboratore. Durante circa 15 minuti di scambio, si discute, per esempio, dei potenziali rischi e si valutano gli eventuali strumenti antinfortunistici. Tutto il personale è chiamato a svolgere e partecipare ai safety walk, inclusi i membri della Direzione locale.

Il secondo strumento è il sistema di annuncio dei quasi incidenti a cui accennavo in precedenza: tutti i casi segnalati sono documentati con un’apposita scheda, trattati, risolti e condivisi con il personale. Si tratta di situazioni di varia natura; dalle più semplici e facilmente risolvibili a quelle più complesse che richiedono più tempo e maggiori sforzi per essere approfondite e risolte.

Il terzo strumento è stato battezzato “Share a safety moment” (“Condividi un’esperienza di sicurezza”). Generalmente quest’attività avviene durante la riunione mattutina in cui si condividono i KPI della giornata. Almeno una volta alla settimana dedichiamo un minuto di tempo per condividere un’esperienza legata alla sicurezza o alla salute. Può trattarsi di un fatto di vita comune, di una situazione di incidente o quasi incidente professionale o avvenuto nel tempo libero, oppure di un semplice suggerimento di sicurezza. Un momento che si sta rivelando non solo utile ma pure divertente. Parlare di sicurezza diventa così più naturale ed un elemento della nostra cultura.”

Safety & Health Day

L’azienda organizza, a scadenze regolari, giornate interamente dedicate al tema. “Per esempio, in occasione dell’ultima giornata di questo genere erano previste conferenze ed attività di vario genere. Si spaziava da aree dedicate ad esercizi fisici di forza ed equilibrio al nordic walking, da esercizi di yoga all’istruzione su come sollevare correttamente i pesi o esercizi di postura. Un focus è stato dedicato anche all’alimentazione. Abbiamo organizzato conferenze di informazione generale, workshop per istruire a leggere correttamente le etichette nutrizionali ma anche esercizi più pratici dove abbiamo imparato da professionisti del settore come utilizzare frutta e verdura per preparare pasti sani e sfiziosi. Alcuni altri spazi sono stati dedicati ai prodotti a chilometro zero e alla preparazione di ricette con prodotti facilmente reperibili nei nostri boschi come l’aglio orsino.”

Personale soddisfatto

Schindler ha investito e continuerà a investire anche in futuro in quello che è uno degli obiettivi principali dell’azienda. Ma il personale come vive questa situazione?

“È ormai un valore condiviso” – prosegue Metrico – “Il benessere e la sicurezza non sono e non rappresentano affatto un’imposizione legale. Ogni due anni, nell’ambito di un sondaggio più ampio, andiamo a misurare il grado di soddisfazione del personale sulla sicurezza. Il risultato è emblematico. Nel 2014, 2016 e 2018 circa il 90% dei collaboratori si è detto soddisfatto degli sforzi profusi in quest’ambito.” “Schindler ha a cuore il benessere fisico e mentale dei collaboratori. Perché è importante per l’azienda? Perché come datore di lavoro vogliamo essere la loro prima scelta; il personale deve scegliere Schindler ogni giorno, perché crea valore per il cliente, per la qualità, perché le persone si comportano in maniera leale e integra, perché investiamo nella formazione e perché rappresentiamo un ambiente di lavoro sicuro nel quale ci prendiamo cura del benessere dei collaboratori.”