Saper leggere e comprendere un testo, scrivere in modo chiaro, fare un calcolo e verificarne la plausibilità. Sembrano competenze scontate. Eppure, proprio queste basi stanno diventando uno dei punti critici nel passaggio dalla scuola dell’obbligo alla formazione professionale.
Per capire quanto queste difficoltà incidano concretamente sulla formazione professionale duale, economiesuisse, l’Unione svizzera degli imprenditori (USI) e l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) hanno condotto un’indagine tra le imprese formatrici. Le quasi 3’000 risposte raccolte tra aziende e responsabili della formazione restituiscono un quadro che merita attenzione. Le criticità maggiori riguardano la scrittura e la matematica: il 59% degli intervistati giudica le capacità di scrittura piuttosto insufficienti o non soddisfacenti. Ma le difficoltà non si fermano alle competenze scolastiche di base. Le imprese segnalano carenze anche nell’autonomia, nell’auto-organizzazione, nella capacità di concentrazione e nel pensiero critico.
Per le imprese formatrici non è una questione teorica. Significa più tempo per l’accompagnamento, sostegni e ripetizioni, più errori da correggere e, in alcuni casi, costi aggiuntivi. Circa tre quarti delle aziende intervistate hanno già introdotto misure supplementari. E un’impresa su cinque afferma che questa evoluzione potrebbe portarla a formare meno giovani.

È un segnale da non sottovalutare. Il sistema duale svizzero funziona perché scuola, aziende, famiglie e istituzioni condividono una responsabilità. Le imprese sono parte integrante del percorso formativo e da sempre investono tempo, competenze e risorse nei giovani. Ma non possiamo dare per scontato che possano compensare indefinitamente lacune che dovrebbero essere affrontate prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
La risposta non può essere quella di abbassare le aspettative verso i giovani. Al contrario: occorre offrire loro basi più solide e intervenire tempestivamente quando emergono difficoltà. Leggere, scrivere, calcolare, comprendere un’istruzione, organizzare il proprio lavoro e assumersi una responsabilità non sono competenze “del passato”. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della trasformazione digitale diventano, semmai, ancora più importanti. Per utilizzare bene nuovi strumenti occorre saper formulare domande, valutare le risposte, riconoscere un errore e distinguere ciò che è plausibile da ciò che non lo è.
Anche per il Ticino la questione è strategica. In un territorio che già deve confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione e con la difficoltà di reperire personale qualificato, perdere giovani lungo il percorso o rendere più difficile alle imprese continuare a formarli sarebbe un lusso che non possiamo permetterci.
Difendere la formazione professionale significa quindi anche tornare a dare pieno valore alle competenze fondamentali. Non per nostalgia di una scuola di ieri, ma per preparare meglio i giovani al lavoro di domani. E per mettere le imprese nelle condizioni di continuare a fare ciò che molte fanno con convinzione: investire nella prossima generazione.

