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L’Europa brucia, l’economia paga: l’allarme arriva fino al Ticino

   
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Dalle fiamme che hanno devastato Francia, Spagna e Grecia ai rischi crescenti per la Svizzera e il Ticino: il cambiamento climatico presenta un conto sempre più pesante a famiglie, imprese e istituzioni.

Il riscaldamento terrestre non è soltanto un problema ambientale, ma una delle maggiori sfide economiche del nostro tempo. Gli incendi che hanno colpito Francia, Spagna e Grecia mostrano quanto il clima possa incidere sulla produzione, sul lavoro, sul turismo e sulle finanze pubbliche. Nell’Unione europea, dall’inizio del 2026, le fiamme hanno interessato circa 485.000 ettari.

Gli incendi possono essere provocati da comportamenti umani, incidenti o atti dolosi. Il cambiamento climatico, tuttavia, crea condizioni che ne favoriscono la diffusione: temperature elevate, siccità prolungata e vegetazione secca rendono il territorio più vulnerabile. Il fuoco si propaga più velocemente e diventa difficile da controllare, soprattutto in presenza di vento. Il riscaldamento globale non è quindi necessariamente la causa dell’innesco, ma agisce come un moltiplicatore del rischio e della gravità degli eventi.

Le conseguenze economiche cominciano dalla distruzione materiale. Le fiamme danneggiano abitazioni, strade, reti elettriche, aziende agricole, strutture turistiche e stabilimenti produttivi. A queste perdite si aggiungono le spese per evacuare la popolazione, mobilitare vigili del fuoco e mezzi aerei, assistere gli sfollati e ricostruire. Nell’estate 2026 i costi degli incendi e delle ondate di calore in Europa avrebbero superato i tre miliardi di euro. Questa cifra non comprende interamente le perdite indirette subite dal turismo, dall’agricoltura, dall’industria e dalla sanità.

In Francia, gli incendi hanno interessato territori nei quali convivono attività industriali, produzioni agricole di pregio e importanti destinazioni turistiche. In Spagna, oltre al patrimonio forestale, sono stati danneggiati terreni agricoli già messi in difficoltà dalla scarsità d’acqua. In Grecia, i roghi hanno minacciato abitazioni, infrastrutture e località turistiche, mentre il vento rendeva più rischioso il lavoro delle squadre di soccorso.

Il turismo è infatti uno dei settori più esposti. Francia, Spagna e Grecia accolgono ogni anno milioni di visitatori e molte comunità dipendono dalla stagione estiva. Un incendio può provocare cancellazioni, interrompere i collegamenti e compromettere l’immagine di una destinazione. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e piccoli commercianti perdono entrate proprio nei mesi decisivi per il loro reddito annuale.

Anche l’agricoltura paga un prezzo elevato. Oltre alla perdita immediata di coltivazioni, animali e macchinari, il fuoco può impoverire il suolo, favorire l’erosione e ridurre la produttività futura. La diminuzione dei raccolti limita l’offerta e può contribuire all’aumento dei prezzi alimentari. Le famiglie con redditi bassi sono le più colpite, perché destinano al cibo e all’energia una quota maggiore delle proprie risorse. 

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Esistono poi costi meno visibili. Il fumo peggiora la qualità dell’aria e può causare problemi respiratori anche a grande distanza, aumentando la pressione sui sistemi sanitari e le assenze dal lavoro. Le compagnie assicurative devono affrontare risarcimenti più elevati e potrebbero aumentare i premi nelle aree maggiormente esposte. Gli immobili situati nei territori ad alto rischio possono perdere valore, mentre lo Stato è costretto a destinare più fondi alle emergenze.

Quanto accade nell’Europa mediterranea riguarda direttamente anche la Svizzera. Il Paese non conosce normalmente incendi delle stesse dimensioni di quelli osservati in Francia, Spagna e Grecia, ma il pericolo è destinato a crescere con l’aumento delle temperature e l’allungamento dei periodi asciutti. MeteoSvizzera indica il Ticino, insieme al Vallese, ai Grigioni e alle valli esposte al favonio, tra le regioni elvetiche maggiormente minacciate dagli incendi boschivi.

Il Ticino merita una riflessione particolare per la sua posizione a sud delle Alpi, la forte copertura forestale e la presenza di pendii ripidi sui quali le operazioni di spegnimento possono diventare difficili e costose. Nell’agosto 2026 il Ticino centro-meridionale è stato interessato da una prolungata ondata di caldo, mentre in ampie zone della Svizzera il pericolo d’incendio è stato forte o molto forte.

In questo territorio il bosco possiede inoltre un valore economico che va ben oltre la produzione di legname. Protegge abitazioni, strade e linee ferroviarie dalla caduta di massi, dall’erosione e da altri pericoli naturali. Se viene gravemente danneggiato dal fuoco, la collettività deve sostenere non soltanto i costi dell’intervento immediato, ma anche quelli necessari per ripristinare nel tempo la sua funzione protettiva. A essere esposti sono pure il turismo escursionistico, l’agricoltura di montagna e le infrastrutture che collegano le valli.

Il Ticino dispone già di un sistema di prevenzione fondato sulla gestione integrale del rischio. La Sezione forestale cantonale aggiorna un catasto delle aree percorse dal fuoco, organizza picchetti specialistici e può introdurre il divieto di accendere fuochi all’aperto nei periodi più pericolosi. Questo dimostra che la prevenzione non è soltanto una misura ambientale: è un investimento economico capace di evitare danni molto più costosi.

Gli incendi producono inoltre un circolo vizioso. Le foreste assorbono anidride carbonica, ma quando bruciano liberano parte del carbonio accumulato. La perdita di vegetazione riduce anche la capacità futura del territorio di assorbire emissioni. Il riscaldamento favorisce quindi condizioni più adatte agli incendi e questi, a loro volta, possono contribuire ad aggravare il cambiamento climatico.

Limitarsi a spegnere le fiamme non è sufficiente. Occorre investire nella manutenzione dei boschi, nella rimozione controllata della vegetazione secca, nei sistemi di allerta, nei piani di evacuazione e nella formazione delle squadre d’intervento. Parallelamente è necessario ridurre le emissioni di gas serra, accelerando la diffusione delle energie rinnovabili e migliorando l’efficienza di edifici, trasporti e industrie.

Gli incendi in Francia, Spagna e Grecia sono dunque un avvertimento anche per la Svizzera e per il Ticino. La vera scelta economica non è tra crescita e tutela dell’ambiente, ma tra investire oggi nella prevenzione e nella transizione oppure affrontare domani danni più gravi. Proteggere il clima e i boschi significa proteggere anche il turismo, le infrastrutture, il lavoro e la sicurezza economica delle comunità.

 

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