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Leadership ed esperienza: elogio dello sguardo

   
AITI
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La qualità essenziale della leadership non è la forza, ma la qualità dello sguardo. Per saper guidare, infatti, non basta vedere; occorre saper distinguere ciò che conta da ciò che distrae, e saper riconoscere il limite come condizione dell’azione efficace.

Nel quinto libro dell’Iliade, Omero racconta di come Diomede, uno dei grandi guerrieri achei, compagno d’armi di Achille nella guerra contro Troia, venga scelto dalla dea Atena per ottenere un aiuto nella battaglia. Per guidarlo, Atena non gli concede ciò che ci aspetteremmo: più forza, più coraggio, più velocità. Quel che Atena, la dea della prudenza, della tecnica e della misura, offre a Diomede è di liberare il suo sguardo dalla nebbia. Il dono della dea non è fisico: è percettivo. Il guerriero acquisisce la capacità di distinguere gli uomini dagli dèi.

Grazie al dono di Atena lo sguardo di Diomede saprà riconoscere, nel caos della battaglia, chi appartiene al piano visibile degli eventi e chi, invece, operando a un livello più profondo, influenza veramente l’azione. In altre parole: Diomede acquisisce la capacità di distinguere i fatti dalle forze che li generano.

Ma insieme a questa lucidità, Atena impone a Diomede un limite: potrà affrontare gli uomini, ma non dovrà sfidare gli dèi. Nella concitazione, Diomede in effetti colpirà Afrodite, intervenuta sul campo di battaglia per proteggere il figlio Enea e, in un momento sorprendente, riuscirà persino a ferire Ares, il dio della guerra furiosa e cieca – a chiarire che nessuna legge è priva di eccezioni. Ma ciò che la narrazione omerica rende evidente è il rapporto strutturale tra il potere e il limite, perché descrive in modo straordinario lo sguardo che dovrebbe caratterizzare la leadership, unendo la capacità di distinguere ciò che conta da ciò che non conta, e separando il sintomo dalla causa, il rumore dal segnale, l’urgenza dalla rilevanza. È questa la capacità di riconoscere il limite. Ed è ciò che consente all’eroe di capire dove la propria azione è efficace e dove invece diventa spreco, hybris, dispersione. Perché non tutto ciò che interviene nel campo d’azione è realmente modificabile.

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Oggi siamo ossessionati dalla forza, dalla velocità, dalla performance, dalla capacità di reagire. Ma quasi mai ci chiediamo quanto sia educato il nostro sguardo in questo senso profondo. Il problema, nell’esercizio quotidiano della leadership, ma anche nella vita di ogni giorno, non è il non vedere, ma il vedere troppo e male; l’attribuire peso a ciò che è marginale, trascurando ciò che è determinante; lo sprecare energie nel combattere ciò che non è nostro potere modificare, trascurando ciò che potremmo realmente ed efficacemente trasformare.

La cultura contemporanea tende a premiare la quantità più della qualità, la reattività più della comprensione. È la stessa logica che, anche nei conflitti contemporanei, continua spesso a privilegiare la massa di fuoco rispetto alla precisione strategica, la superiorità dei mezzi rispetto all’intelligenza tattica, l’offensiva frontale rispetto alla contromisura mirata.

La Storia, come il mito, insegna altro: non sempre vince chi colpisce di più, ma chi colpisce meglio. Se da una parte la modernità continua a confondere intensità ed efficacia, dall’altra l’esperienza, quando non coincide con il semplice accumulo di tempo, è proprio il dono di Atena: saggezza, affinamento dello sguardo, costruzione progressiva di gerarchie interiori, capacità di riconoscere, dentro il rumore degli eventi, ciò che conta davvero. Dove l’inesperto cerca intensità, l’esperto trova la rilevanza. Dove l’inesperto vede urgenza, l’esperto attribuisce il giusto peso. Dove la forza apre varchi, la saggezza seleziona possibilità.

La nostra economia e la nostra società debbono creare nuove condizioni per valorizzare il potere di uno sguardo educato dall’esperienza. Dopo l’epoca della gioventù e dell’irruenza, forse è arrivato il momento di rivalutare il contributo che l’esperienza può portare con sé. Perché, là dove i criteri quantitativi non bastano, uno sguardo liberato dalla nebbia è spesso l’ultima risorsa che abbiamo per decidere come intervenire nel punto giusto, nel momento giusto e con la giusta misura.

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