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Lavorare inseguendo un ideale

   
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Carriera e reddito non sembrano più essere gli obbiettivi primari. Piuttosto si punterà sempre maggiormente a lavorare inseguendo un ideale. Il tutto condividendo a pieno i principi etici che l’azienda deve incarnare. Questi l’identikit ideologico dei lavoratori del futuro. Quelli che, spinti dalla crisi a ridimensionare aspettative e ambizioni, avrebbero cominciato a sviluppare un’etica del lavoro per certi versi sconosciuta alla generazione precedente. È la fotografia “scattata” da UBS sul mercato del lavoro dei prossimi due decenni. “The Future of Workforce” accende i riflettori sui lavoratori alle prime armi. Ma a cambiare non sarà solo il lavoro del neofita ma anche e soprattutto quello dei dirigenti delle risorse umane che dovranno d’ora in poi fare i conti con nuovi valori e ambizioni.

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Parola d’ordine “socialità e ambiente”

Sempre più giovani vorrebbero infatti lavorare per aziende o organizzazioni mosse da intenti sociali. Addirittura la quasi totalità sarebbe disposto ad accettare uno stipendio inferiore alle attese pur di lavorare in un’azienda che pone l’accento su società e ambiente. La palla dunque passa ora in mano alle aziende stesse che nei prossimi anni avranno il compito di costruirsi un’immagine sempre più accattivante in tal senso. Perché i dipendenti – scrivono gli analisti di UBS – si aspettano una classe dirigente attenta a come rendere il mondo un posto migliore.Le aziende insomma dovranno imparare a guardare oltre il guadagno, oltre il margine operativo. La differenza nella scelta la farà ad esempio la mano che verrà tesa, o meno, a favore dei cittadini.

Perché tutto questo? Un mix di idealismo e pragmatismo

Perché un’azienda che guarda “oltre il proprio naso” soddisferà maggiormente il palato dei dipendenti. Non a caso espressioni come “Il mio lavoro ha un valore speciale” e “Qui faccio la differenza” sono in cima alla classifica di Fortune sulle ragioni per cui i giovani vorrebbero lavorare per le 100 aziende più ambite al mondo. Quelle che al contempo mettono al centro del progetto la soddisfazione del lavoratore.

Non solo “attivisti” ma anche “pragmatici” e “pirati”

I primi considerano la famiglia come obiettivo di felicità. La casa di proprietà non è una priorità di vita e la fiducia nei mercati è tendente al ribasso al punto da pensare di saldare un debito attingendo all'eredità anziché investendo i risparmi. I “pirati”, invece, hanno una predisposizione al contrario all'insubordinazione. Puntano ad avere potere decisionale. L’esperienza deve essergli riconosciuta e in questo rappresentano una grande sfida per le tradizionali gerarchie aziendali.

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A farla da padrone ancora una volta sarà la flessibilità

L’elemento fondamentale per la forza lavoro del futuro. Su questo non sembrano esserci dubbi. Con il mondo del lavoro che risulterà lui stesso sempre più flessibile, i lavoratori preferiranno una presenza effettiva ad una presenza costante. “La flessibilità è la ragione principale per cui i giovani vengono attratti da un posto di lavoro”, spiega nel report Adam Kingl della London Business School. Un’ulteriore testimonianza della propensione a fare di necessità virtù

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