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La Svizzera: il Paese degli orologi?

   
AITI

Orologi e Svizzera, un binomio conosciuto in tutto il mondo, un fiore all’occhiello che, da secoli, caratterizza la nostra nazione. Ma non è stato sempre così; quello che oggi è un vanto, è frutto del duro lavoro nel corso di anni e anni.

 

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GLI INIZI

Quando nel XIV secolo iniziarono a misurare il tempo con strumenti meccanici, la Svizzera era tutt’altro che all’avanguardia nel settore. La diffusione dell’orologio iniziò a svilupparsi solo due secoli più tardi, grazie ai profughi ugonotti che portarono, a Ginevra prima e nel resto della Svizzera poi, la fabbricazione degli orologi. In precedenza uno dei settori dell’economia locale di maggior successo era l’oreficeria. Ma sotto il riformatore Calvino l’utilizzo dei gioielli quale esibizione di ricchezza fu bandito. Ed è proprio per questo motivo che gli orefici, dovendo riciclarsi in altre mansioni, scoprirono l’orologeria. Da li via si iniziò a formare un nuovo know - how che portò in seguito a sviluppare i prodotti di qualità Made in CH esportati e apprezzati fino in Oriente. Orologi da tasca, a pendolo e poi da polso. Tutte tipologie che vennero affinate e migliorate su suolo elvetico. Alla fine del XIX secolo praticamente in ogni angolo del paese, Ticino compreso, l’arte dell’orologeria era diventata di casa. A metà dello stesso secolo, il successo rossocrociato arrivò a superare quello inglese, fino a quel momento il più importante produttore di orologi al mondo. Una continua ascesa che in breve tempo fece sì che la Svizzera venne soprannominata il paese degli orologi. Nomea arrivata fino ai giorni nostri.

 

L’ENTRATA SUL MERCATO DI UN CLIENTE SCOMODO

Di un elemento tuttavia non si tenne in considerazione a quei tempi; questa sottovalutazione rischiò di mandare all’aria decenni di duro lavoro. L’entrata sul mercato degli Stati Uniti d’America. Questi iniziarono a produrre in massa componenti talmente precisi da moltiplicarne esponenzialmente l’utilizzo nei più svariati modi possibili. Le conseguenze per l'industria elvetica furono drammatiche e si possono riassumere in un singolo dato che ben fotografa la situazione: nel giro di 10 anni le esportazioni verso gli States subirono un calo del 75%. Un duro colpo, senza ombra di dubbio, che tuttavia non si rivelò fatale.

 

A TESTA ALTA

La reazione fu di quelle importanti. Con l’industria Svizzera che iniziò a specializzarsi nella fabbricazione industriale di meccanica di precisione. Si iniziarono anche ad introdurre funzioni supplementari fino a quel momento sconosciute e che fecero da apripista verso il futuro. Due esempi su tutti: il calendario e il cronometro. Ma non ci si limitò a questo. Negli anni venti vennero realizzati un avveniristico orologio impermeabile e il primo orologio da polso automatico. Tutte innovazioni che rilanciarono la Svizzera nel gotha dei produttori di orologi. Tuttavia un’occasione a dir poco ghiotta sfuggì: dopo aver prodotto, a Neuchatel, il primo orologio al quarzo, questa strada fu messa da parte a beneficio di giapponesi e americani. L’industria orologiera Svizzera riuscì comunque a tornare ai vertici del settore. Grazie ad un modello di orologio al quarzo analogico: lo Swatch. Un orologio che abbinava una qualità elevata ad un prezzo accessibile a tutti. Era il 1983. La Svizzera tornò in breve tempo ad essere riconosciuta come il paese degli orologi e della precisione. Paradossalmente, grazie al suo paesaggio idilliaco fatto di laghi, montagne, vigneti e pittoreschi paesini, la Svizzera è definita da molti turisti un posto dove ci si dimentica del tempo che scorre. Non male per il paese degli orologi.

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