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La scelta dell’apprendistato passa dalla conoscenza di sé

   
AITI
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Perché alcuni giovani intraprendono percorsi professionali poco coerenti con le loro capacità? Un nuovo studio condotto su dati svizzeri propone una spiegazione tanto semplice quanto spesso trascurata: non sempre le persone conoscono con precisione i propri punti di forza e le proprie difficoltà.

I ricercatori hanno confrontato i risultati di test attitudinali standardizzati con la valutazione che gli stessi giovani davano delle proprie competenze. Queste informazioni sono state poi collegate ai percorsi formativi e ai primi esiti nel mercato del lavoro. Ne emerge che la distanza tra capacità effettive e percezione personale può influire già nella fase in cui si immagina una professione e si sceglie un apprendistato.

Chi dispone di una conoscenza meno accurata delle proprie competenze tende infatti a orientarsi verso mestieri meno adatti al proprio profilo. Questa differenza non rimane soltanto nelle aspirazioni iniziali: può persistere anche nell’occupazione effettivamente intrapresa ed è associata a una maggiore probabilità di interrompere il contratto di apprendistato nel primo anno.

Il punto non è distinguere tra giovani “capaci” e “incapaci”. Lo studio considera competenze diverse, dalla comprensione tecnica alle abilità linguistiche e matematiche, e osserva soprattutto quanto la percezione individuale corrisponda alla realtà. Un giovane può sottovalutare una predisposizione importante oppure sopravvalutare un’abilità richiesta dalla professione desiderata. In entrambi i casi, la scelta rischia di poggiare su informazioni incomplete.

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Per le imprese industriali, il tema è particolarmente rilevante. Nella formazione professionale duale, la selezione non riguarda soltanto il rendimento scolastico, ma l’incontro tra attitudini, interessi, requisiti della professione e ambiente aziendale. Test, colloqui e stage di orientamento acquistano quindi valore quando permettono al giovane di ricevere un riscontro concreto, comprensibile e non limitato a un giudizio di idoneità.

Lo studio rileva anche che, quando emergono informazioni più precise, molti giovani modificano la scelta iniziale e il cambiamento tende a migliorare la corrispondenza tra competenze e professione. Correggere il percorso non rappresenta necessariamente un fallimento: può essere il risultato di una conoscenza più realistica di sé e del lavoro.

Per le imprese, il disallineamento delle competenze non dipende dunque soltanto dalla disponibilità di candidati. Una parte del problema può nascere prima dell’ingresso in azienda, nel modo in cui i giovani comprendono le proprie capacità e conoscono le professioni. Orientamento, prove pratiche e feedback strutturati possono contribuire a rendere le scelte più solide, riducendo abbandoni e dispersione di talento.

Fonte: Daniel Goller, Enzo Brox e Stefan C. Wolter, “Imperfect Self-Knowledge about Skills and Skill Mismatch”, CESifo Working Paper, 2026.

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