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La salute è più importante dell’economia, ma…

   
AITI
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Mai come in queste settimane ci rendiamo sempre maggiormente conto che la salute è il bene più prezioso di cui possiamo godere. Non possiamo uscire di casa, le nostre abitudini quotidiane sono stravolte, ci troviamo improvvisamente a lavorare da casa o a non lavorare affatto ed ecco che ci vengono a mancare i punti fissi della nostra esistenza. Il bel tempo fa crescere in noi il desiderio di uscire, di stare con gli altri e di trovarsi magari anche solo per un drink e quattro chiacchiere. Già, ma i locali sono chiusi, alla pari dei ristoranti e della maggior parte delle attività commerciali e industriali.

Questa situazione sembra destinata a proseguire anche nelle prossime settimane per cercare di arginare l’emergenza che ci ha colpiti. Ma l’economia non può e non deve fermarsi completamente; nel rispetto delle norme igieniche (oltre che di buon senso), le attività che possono garantire un luogo di lavoro sicuro per i dipendenti devono poter proseguire. In questo momento la priorità è un’altra ma, alla fine di questo periodo, il coronavirus presenterà il proprio conto anche a livello economico. Malgrado gli aiuti – estremamente importanti – predisposti dalla Confederazione, non è difficile immaginare che numerose attività si troveranno in grosse difficoltà; alcune aziende potrebbero dover chiudere i battenti dopo aver tentato di ripartire, altre potrebbero perfino non avere la forza per riaprire.

Non vogliamo creare allarmismi ma, secondo un sondaggio promosso da economiesuisse, la proporzione di imprese che riducono impieghi rispetto a quelle che ne creano di nuovi sta aumentando. Le imprese che si attendono di avere troppi dipendenti nei prossimi due mesi sono il 56%. Per contro, soltanto il 10% delle imprese prevede una penuria di personale. Così, quasi due terzi delle imprese non esclude il ricorso alla disoccupazione parziale. Il 30% delle imprese prevede di attuare dei licenziamenti nel corso dei prossimi due mesi. Insomma, l'economia nazionale e in particolare il settore delle esportazioni saranno toccati dalla soppressione di impieghi.

Insomma, la situazione non è da sottovalutare e dobbiamo assolutamente evitare che anche la nostra economia si ritrovi anche essa in cure intense collegata ad un respiratore. Le conseguenze, per tutti noi, sarebbero semplicemente catastrofiche.

Ma non vogliamo limitarci a un grido di allarme e, in periodi cupi come questi, riteniamo utile concludere con un segnale di speranza. Se da una parte determinati settori subiranno forti ripercussioni, dall’altra ci saranno alcuni ambiti in cui sarà necessario un aumento del personale. Ciò che ci sarà richiesto, ancor di più date le circostanze, sarà la flessibilità e la capacità di cambiare lavoro a breve termine. Da ogni difficoltà può nascere un’opportunità.

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