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Intelligenza Artificiale e fattore umano

   
AITI
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Stavo guidando distrattamente verso casa quando alla radio è partita una canzone. È bastato qualche secondo. Una voce calda e onirica e una musica essenziale, al limite del distonico. Una melodia che sembrava provenire da un'altra epoca, tanto da farmi pensare ai cari vecchi Velvet Underground. Eppure, era una canzone che non mi sembrava di aver mai sentito. Ho cercato di memorizzare pochi versi in inglese e li ho digitati a ChatGPT non appena ho potuto mettere le mani su una tastiera. Nonostante li avessi anche scritti male, nel giro di pochi secondi è successa la solita stupefacente cosa: l'intelligenza artificiale ha riconosciuto la canzone.

Sono rimasto meravigliato scoprendo che non proveniva affatto dal passato ed era stata pubblicata pochi giorni prima.

L’attuale panorama musicale sembrerebbe ormai essere dominato dal digitale e dalla creazione algoritmica di ritmi pensati a tavolino per catturare l’attenzione. In un attimo, invece, la voce di una ragazza davanti a un microfono, con qualche strumento ad accompagnare, mi ha ridato quella bella emozione che si prova nel sentire qualcosa di vero e autentico.

L’evoluzione digitale e l’intelligenza artificiale sono fondamentali in questa storia: senza ChatGPT non avrei mai potuto ritrovare la canzone né svolgere le successive riflessioni. Ma quello che l’IA ha svolto alla perfezione in questa storia, è il ruolo che le veniva richiesto: quello di tramite tra due esperienze umane. Invece di allontanarmi dall’umano, l’IA mi ci ha collegato, perché senza di lei nemmeno avrei saputo riconoscerlo. Ma il centro della mia esperienza non era dentro l’algoritmo.

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Ogni innovazione tecnologica modifica gli strumenti attraverso cui gli esseri umani si esprimono. Per questo ogni generazione teme che, cambiando gli strumenti, si perda anche l'autenticità. E che l’umanità possa trovarsi di fronte al pericolo di una possibile eclissi, in cui la sostituzione dell’uomo con le macchine diventerà realtà. È accaduto molte volte nella storia. È successo con le macchine a vapore in agricoltura e nel tessile; con le chitarre elettriche, i sintetizzatori e l’autotune in musica, con l’automazione e la digitalizzazione nei settori produttivi. Oggi accade con gli algoritmi generativi, coi robot, con la stessa intelligenza artificiale.


Eppure, la mia piccola esperienza apparentemente insignificante dice altro. L'intelligenza artificiale mi ha aiutato a ritrovare una canzone che avevo ascoltato distrattamente alla radio.

Ha compensato la mia memoria imperfetta. Ha ricostruito il titolo partendo da pochi versi ricordati male. Ha dimostrato una potenza stupefacente.

Ma non è stata lei a farmi venire la pelle d'oca.

Questo potrebbe indicare che probabilmente, ancora una volta, la questione non è se le macchine diventeranno sempre più potenti. Lo diventeranno. Quello che importa è che cosa gli uomini continueranno a voler dire e fare. Tutto il resto – gli strumenti, le macchine, gli algoritmi, perfino l'intelligenza artificiale – cambierà ancora. Ma continuerà principalmente a essere il supporto attraverso cui idee, emozioni e sentimenti possono prendere forma. Il gusto in un disegno, l’intuizione in un progetto, il tempismo in una battuta sul palcoscenico o in una comunicazione e cento altre cose ancora, continueranno a nascere dall'intenzione umana.

E se potranno venire realizzati attraverso strumenti sempre più potenti sarà anche ragionevole sperare che, così come è sempre accaduto nella nostra storia, ne verranno realizzati sempre di più e sempre di migliori.

 

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