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Industria in Ticino? Solo frontalieri!

   
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L’industria in Ticino svolge esclusivamente attività a basso valore aggiunto e soprattutto impiega soltanto frontalieri, che ogni giorno intasano le nostre strade. Manodopera a basso costo, con stipendi da fame che noi ticinesi non potremmo mai accettare poiché non sarebbero sufficienti a garantire la copertura del nostro elevato costo della vita. Sono solo alcune delle accuse che vengono mosse nei confronti dell’industria cantonale. Ma è veramente così? È quello che vogliamo andare a scoprire insieme. Per avventurarci in questa impresa utilizzeremo i dati presenti sul sito dell’Ufficio di statistica.

Sono ormai più di 67'000 i lavoratori frontalieri che ogni giorno raggiungono il nostro Cantone per lavorare; a titolo di paragone, nel primo trimestre del 2005, questi erano soltanto 35'767. Insomma, in 15 anni, un incremento di circa 31'000 unità.

Industria in ticino solo frontalieri

Sono numeri che chiaramente alimentano la discussione e potrebbero avvalorare una tesi che però risulta comunque superificiale. Andiamo ad approfondire queste cifre.

Nel 2005, i frontalieri impiegati nell’industria erano 12'585; questo numero è cresciuto negli anni fino ad attestarsi a quota 15’971 nel primo trimestre del 2020. Ancora una volta cifre che portano a un unico verdetto: l’industria garantisce posti di lavoro prevalentemente ai frontalieri.

Ma noi ancora non ne siamo convinti e allora proviamo ad approfondire ulteriormente questi numeri prima di arrenderci all’evidenza. Ed ecco che finalmente emerge qualche dato che potrebbe portare a rivedere la tesi iniziale. Infatti, nello stesso periodo, i frontalieri impiegati nel settore terziario sono aumentati da 17'298 a 43'836. Un aumento di più di 26'000 unità (+153%) contro un incremento di 3'400 unità (+27%) del settore industriale. Ampliando l’analisi anche al settore primario e alle altre attività del secondario non manifatturiere, dal 2005 al 2020 il settore industriale è quello che ha avuto un minor aumento dei frontalieri.

Trasformiamo ora i numeri assoluti in percentuali. Nel primo trimestre del 2005, il 35,19% dei frontalieri lavorava nell’industria mentre il 48,36% era impiegato in attività del settore terziario.

 

AITI_disrtibuzione lavoratori frontalieri 2005

Fonte: Statistica dei frontalieri (STAF), Ufficio federale di statistica, Neuchâtel

 

E nel primo trimestre del 2020? L’industria impiega il 23,54% dei frontalieri; il terziario invece il 64,62%.

 

AITI_distribuzione lavoratori frontalieri 2020

Fonte: Statistica dei frontalieri (STAF), Ufficio federale di statistica, Neuchâtel

In altre parole, in 15 anni la fetta di torta dei frontalieri dell’industria è diminuita (ulteriormente!) a favore dei lavoratori frontalieri impiegati nel terziario.

67’836 frontalieri.

15'971 frontalieri nell’industria.

43'836 frontalieri nel terziario. Di cui più di 5'000 nel commercio al dettaglio, 1'000 nei servizi di alloggio, 1'300 nelle attività informatiche, 1'650 nelle attività legali e di contabilità, 3'400 nella ricerca e selezione del personale e 4'100 nella sanità e assistenza sociale (solo per citare alcuni esempi).

 

Torniamo ora all’inizio dell’articolo. È proprio vero che a causa dell’industria ticinese ogni giorno sulle nostre strade circolano così tante automobili immatricolate in Italia?

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