La burocrazia costa 30 miliardi di franchi all’anno all’economia. A ciò bisognerebbe aggiungere pure i costi a carico dei cittadini sempre riconducibili alla burocrazia e all’applicazione di norme che causano ritardi e dunque costi. A questa conclusione è giunto uno studio presentato lo scorso mese di novembre e svolto su incarico della Federazione delle imprese svizzere economiesuisse. I numeri espressi sono così elevati da giustificare la conclusione che i requisiti normativi e la burocrazia sono il principale ostacolo alla crescita economica delle aziende svizzere.
Lo studio si concentra su una domanda precisa: come sarebbe stata la performance economica del Paese se la burocrazia fosse stata significativamente ridotta nel 2015, ad esempio con meno normative e più digitalizzazione? Nei suoi calcoli, lo studio tiene conto non solo dei costi diretti, ma anche degli effetti indiretti, come la mancanza di creazione di nuove imprese o la delocalizzazione degli investimenti. La conclusione dello studio a questo proposito è chiara: dal 2015 al 2022 il PIL pro capite della Svizzera sarebbe aumentato di circa il 5 % rispetto ai livelli attuali, ossia 3'459 franchi all’anno pro capite.
Da un lato la riduzione della burocrazia “avrebbe liberato” circa 55'000 posti di lavoro legati a mansioni amministrative; persone che però potrebbero essere destinate a compiti più produttivi, soprattutto in un contesto di mancanza di manodopera specializzata.
Ma come intervenire? Secondo le associazioni economiche nazionali bisogna digitalizzare tutte le interfacce tra economia e amministrazione, introdurre una moratoria sulle nuove normative in materia di sostenibilità e svolgere una revisione delle normative ambientali ed energetiche. Allo stesso modo, è necessario rivedere i costi di regolamentazione a carico delle PMI e avviare una riforma strutturale dell’AVS.

Il Consiglio federale sembra aver percepito il grido di lamento dell’economia e delle imprese, tanto è vero che sempre lo scorso mese di novembre ha approvato un primo pacchetto di riduzione di norme e burocrazia a carico delle aziende. Resta però ancora molto da fare, senza dimenticare poi il capitolo della burocrazia a carico dei cittadini, ad esempio nell’ambito della costruzione ma pure in altri settori.
Non possiamo del resto non considerare alcuni campanelli d’allarme:
- Altri Stati sono più efficienti della Svizzera. Ad esempio, i paesi scandinavi si stanno dotando di procedure amministrative più efficienti facendo ampio ricorso a sistemi digitali.
- Elevati costi burocratici sono evitabili. Il confronto internazionale evidenzia che la Svizzera presenta un notevole potenziale di miglioramento in termini di efficienza dei processi amministrativi. Tanto è vero che, come detto in precedenza, esiste un potenziale di almeno 30 miliardi di franchi di oneri burocratici che potrebbero essere eliminati.
- La riduzione della burocrazia aumenta la produttività. Soprattutto le PMI trarrebbero beneficio da una riduzione della burocrazia. Infatti, oggi i collaboratori dedicano una parte eccessiva dell’orario di lavoro a compiti amministrativi.
La burocrazia è certamente legata all’aumento della complessità dei problemi che una società deve affrontare. Inoltre, parte della burocrazia è generata dalla società stessa in quanto si tende continuamente ad evocare l’intervento regolatorio dello Stato. Ciò non toglie che già un utilizzo moderno e accresciuto delle tecnologie permetterebbe di snellire quantomeno parte delle pratiche burocratiche.
La riduzione delle norme e della burocrazia è un impegno fondamentale che anche in Svizzera nei prossimi dieci anni perlomeno dovrebbe sfociare in un significativo miglioramento per imprese e cittadini.

