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Il ruolo della donna nel mondo del lavoro

   
AITI

L’universo femminile nel mondo del lavoro. Due lati di una stessa medaglia che spesso non si sono incastrati alla perfezione. Anzi. Qualcosa tuttavia negli ultimi anni sta cambiando. Di questo abbiamo parlato con il presidente di AITI Fabio Regazzi.

Una tendenza da invertire. Quando si parla di donne e lavoro sono più i mugugni che i sorrisi. Ancora oggi. A che punto siamo?

“Oggi ci sono meno mugugni e più consapevolezza che il tema vada affrontato in un’ottica di maggiore equilibrio: di genere, ma soprattutto nella composizione dei team aziendali misti. Non si può difatti parlare del ruolo della donna senza parlare anche di quello dell’uomo. Un tema di grande attualità che è stato anche al centro della nostra ultima assemblea. Diciamo che la situazione sta migliorando seppur lentamente. Credo che sia veramente arrivato il momento di promuovere il talento femminile, a livello dirigenziale, anche nel settore industriale come peraltro avviene già in altri Paesi. E da questo punto di vista, da parte nostra come Associazione ma anche più in generale nel mondo delle imprese abbiamo una grande responsabilità nell’accompagnare questo cambiamento.

Quale può e deve essere il ruolo della donna nel mondo del lavoro?

“Lo stesso ruolo riconosciuto agli uomini! Pare un’ovvietà ma purtroppo negli ultimi decenni ciò non è avvenuto. Questo è stato un peccato perché è una perdita anche in termini economici. Se pensiamo che il tasso di formazione universitaria è più alta nelle donne che negli uomini, ci rendiamo conto dello spreco di talenti che abbiamo quando perdiamo questa quota nel mercato del lavoro, soprattutto dopo l’arrivo di un figlio. Inoltre è risaputo come le donne siano portatrici di valori importanti, di esperienze, sensibilità complementari rispetto all’uomo. È infatti dimostrato come le aziende con buone pratiche in materia di diversità di genere godono anche di migliori indici di sostenibilità finanziaria. La letteratura ci dice infatti che l’equilibrio all’interno del capitale umano passa attraverso la composizione di gruppi misti. Le donne sono infatti portatrici di abilità e attitudini complementari a quelle maschili ed è la combinazione di esse a produrre maggiore efficienza, produttività e innovazione”.

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Lo scorso 14 giugno è andato in scena lo sciopero delle donne. Tra i vari temi toccati quello riguardante la parità salariale. Ancora un miraggio in molte realtà aziendali.

“Preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno. Ci sono stati dei progressi negli ultimi anni ma è altresì vero che non siamo ancora arrivati alla parità piena, non da ultimo anche perché occorrerebbe formare le donne in quei settori economici in cui il livello salariale è più elevato. Inoltre occorre migliorare la conciliabilità lavoro – famiglia, affinché la donna non sia costretta ad uscire dal mercato del lavoro per accudire i figli, o ricominciare a lavorare dopo magari anni di assenza. Questo è stato fra l’altro uno dei temi centrali dell’assemblea di AITI andata in scena nel maggio scorso”.

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