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Il pericolo dei tassi di interesse alti

   
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L’economia svizzera è entrata in una fase difficile. Gli ordinativi presso le aziende sono in calo per i prossimi mesi e si registrano le prime contromisure: ricorso al lavoro ridotto e ristrutturazioni che si traducono in licenziamenti. Ciò significa che le imprese non si attendono grandi margini di miglioramento, soprattutto quelle che esportano.

Il ritorno su grande scala negli scorsi mesi dell’inflazione ha generato la risposta decisa delle banche centrali, che hanno messo in atto politiche monetarie restrittive per raffreddare l’economia surriscaldata. Come sappiamo, intervenire sui tassi di interesse è una delle operazioni più difficili in quanto se si sbaglia la misura dell’intervento, cioè si adotta una politica monetaria troppo restrittiva, il risultato facilmente può essere la recessione economica. Eppure finora ciò non sembra essere stato il caso, quantomeno negli Stati Uniti, dove la crescita dell’economia non si è fermata, né in Europa, seppur più limitatamente.

Il pericolo dei tassi di interesse alti

Gli ultimi interventi delle banche centrali hanno stabilizzato i tassi di interesse; segnale che le prime avvisaglie di recessione sono state colte. E l’inflazione è stata ricondotta a livelli inferiori, anche se non ancora all’obiettivo del 2 % (non considerando la Svizzera). Il rialzo dei tassi di interesse si è fermato, ma ora cosa succederà?

Secondo il settimanale inglese The Economist, dovremo considerare un periodo più o meno lungo di tassi di interesse a livelli alti e ciò è un pericolo. Vediamo perché. Innanzitutto pensiamo che molti Stati sono fortemente indebitati e dunque il peso del debito è superiore con tassi di interesse elevati. Anche ottenere un prestito per aziende e cittadini è più oneroso e ciò si aggiunge ad altri aumenti già registrati in questi mesi, ad esempio il prezzo dell’energia e i costi della salute.

Il settore bancario non è esente da pericoli in quanto detiene molti titoli di Stato che con il rialzo dei tassi di interesse valgono meno. Infatti, molte banche americane negli scorsi mesi hanno registrato perdite astronomiche e qualche commentatore paventa già il rischio concreto di fallimento di alcuni istituti di credito. Alcuni interrogativi si pongono pure a livello delle borse, in quanto esse sono trainate dall’espansione delle aziende tecnologiche e in particolare di quelle legate all’intelligenza artificiale, ma se si va a vedere tutto il testo del mercato si nota che i livelli occupazionali non sono aumentati. Ergo, la maggior parte dell’economia reale marcia sul posto o è in difficoltà.

Il rialzo dell’economia americana è stato dettato dal consumo dei risparmi delle famiglie maturati durante il covid. Almeno parzialmente ciò è avvenuto anche in Europa e in altre zone del pianeta. Ma questa fase avrà un termine e bisognerà tornare ad una triste realtà di paesi ed economie confrontate a debiti immensi e alla necessità di fare fronte a spese crescenti, ad esempio a seguito dell’invecchiamento della popolazione.

Il pericolo dei tassi di interesse alti (2)

Uno spiraglio in questa prospettiva quantomeno nebbiosa potrebbe essere dato dall’impatto delle tecnologie sulla produttività, che potrebbe rendere più sostenibili per le aziende tassi di interesse più elevati. Se sarà così lo vedremo.

E la Svizzera? Parlare di recessione appare al momento fuori luogo, semmai siamo in una fase di rallentamento congiunturale. Ma non dobbiamo dimenticare i cambiamenti strutturali indotti a livello economico e sociale dalle tecnologie e dal diverso modo di approcciare il lavoro da parte delle nuove generazioni. Il calo demografico è già concreto e non si colgono ricette concrete per farvi fronte. Intanto, sempre più aziende, anche in Ticino, vanno incontro a ristrutturazioni che partono da lontano e che mettono in dubbio la capacità del nostro Cantone di essere territorio adatto a fare impresa stabilmente.

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