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Il lavoro resta il principale motore dell’immigrazione in Svizzera

   
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Quando si parla di popolazione straniera, il dibattito tende spesso a concentrarsi sui numeri complessivi. I dati della Segreteria di Stato della migrazione permettono però di leggere il fenomeno da una prospettiva più concreta: quella del mercato del lavoro.

Alla fine del 2025 vivevano stabilmente in Svizzera circa 2,414 milioni di persone di nazionalità straniera. Circa due terzi erano cittadini di Paesi dell’Unione europea o dell’AELS. Nel corso dell’anno 165’386 persone sono entrate a far parte della popolazione residente permanente straniera, mentre 82’659 l’hanno lasciata. Il saldo migratorio, corretto per alcune variabili legate alla registrazione, si è attestato a 74’675 persone.

Il lavoro si conferma il principale motivo di immigrazione. Nel 2025 sono giunte in Svizzera 88'355 persone per esercitare un’attività lucrativa durevole, l’1,6% in meno rispetto all’anno precedente. Di queste, circa 84’000 provenivano dallo spazio UE/AELS, pari al 95%. L’81% è confluito nel settore terziario, il 17% nell’industria, nella costruzione e nell’artigianato e il 2% nell’agricoltura.

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La manodopera straniera è ormai una componente strutturale del sistema produttivo. Nel 2025 le persone di nazionalità straniera rappresentavano il 34,9% degli occupati in Svizzera, secondo il cosiddetto concetto interno, che comprende anche i lavoratori frontalieri. Ne fanno parte titolari di permessi di domicilio o di dimora, soggiornanti di breve durata e lavoratori frontalieri: categorie diverse, che rispondono a esigenze differenti del mercato.

In Ticino questa distinzione è particolarmente importante. Alla fine del quarto trimestre 2025 si contavano 78’809 frontalieri, ai quali si aggiungono i lavoratori stranieri residenti nel Cantone. Nello stesso periodo il 21% delle aziende ticinesi dichiarava difficoltà nel trovare il personale necessario, pur in un contesto di rallentamento dell’occupazione e di aumento della disoccupazione. La compresenza di questi fenomeni non consente conclusioni automatiche, ma segnala che una parte del problema riguarda anche la corrispondenza tra competenze disponibili e profili ricercati.

Per l’industria il tema è particolarmente rilevante. La possibilità di reperire tecnici specializzati, ingegneri, profili scientifici, operatori qualificati e competenze legate alla digitalizzazione può incidere direttamente sulla capacità produttiva e sugli investimenti. La mobilità della manodopera permette di integrare le competenze formate in Svizzera e di sostenere attività che dipendono da professionalità specifiche.

I dati invitano quindi a considerare l’immigrazione anche come un indicatore dei fabbisogni dell’economia. Il mercato del lavoro svizzero dipende dall’equilibrio tra formazione interna, valorizzazione del potenziale residente e possibilità di reperire competenze oltre i confini nazionali. In questo quadro, la manodopera straniera non è un elemento separato dal sistema economico: ne è già una parte integrante.

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