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Il futuro lavoratore tipo: passione e fluidità

   
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Negli ultimi anni ci si è sempre più focalizzati sull’industria 4.0 e sull’evoluzione digitale delle aziende, preoccupandoci in particolar modo della possibile perdita di capitale umano, a favore dell’automazione dei processi basilari. Ormai è evidente e innegabile che in futuro sempre più si andrà nella direzione di intelligenze artificiali in grado di svolgere attività che precedentemente erano di competenza dei lavoratori umani. Per questo motivo, è necessario ripensare al ruolo delle persone in azienda, ma non in termini di una possibile ricollocazione degli impiegati in una parte aziendale non soggetta all’automazione. Secondo un’analisi condotta da Deloitte, bisogna ridefinire il lavoro stesso e quindi il lavoratore tipo. Nasce una nuova visione della professione umana che si avvale delle capacità e delle abilità del lavoratore, del suo saper agire in contesti d’azione, in parte, nuovi, mobilitando le proprie risorse e sfruttando quelle poste dal contesto d’azione.

Sfortunatamente, spesso le aziende richiedono solo una piccola parte delle capacità del loro capitale umano, tralasciandone alcune che potrebbero rivelarsi utili soprattutto nell’impresa del futuro e che rischiano in qualche modo di atrofizzarsi per mancanza di utilizzo.

Per esempio, il nuovo lavoratore tipo deve:

  • essere focalizzato sulla creazione del valore, proprio e dell’azienda;
  • essere fluido e non agire in modo predeterminato, cioè essere pronto ad affrontare situazioni e problemi imprevisti e sconosciuti;
  • adeguare il proprio lavoro ai diversi contesti d’azione, piuttosto che standardizzarlo;
  • adattarsi a un lavoro non abitudinario, senza routine;
  • avvalersi dell’apporto del gruppo-lavoro, cioè essere orientato a un lavoro in team e co-elaborare.

Tuttavia, anche i dipendenti potrebbero domandarsi perché dovrebbero fare uno sforzo extra per implementare delle capacità che, fino a ora, sono state accantonate o quasi. Secondo Deloitte, la passione può essere la risposta. I lavoratori appassionati, che hanno voglia di progredire e migliorare, che sono stimolati dal loro leader e dalla loro professione, sono spinti ad affrontare con apertura e positività le nuove sfide dell’evoluzione tecnologica e digitale, poiché interessati a imparare velocemente e avere così un impatto maggiore sull’azienda.

Certo, ridefinire il lavoro non è cosa da poco e implica una grande trasformazione organizzativa ma, secondo Deloitte, è un obiettivo fondamentale. L’intento è quello di ridurre il numero di attività di routine che i lavoratori devono svolgere e massimizzare il potenziale per la risoluzione di problemi fluidi. Il lavoro richiederà dunque creatività e improvvisazione ai propri dipendenti e premierà la loro curiosità. Idealmente, si tratterà di un impiego più stimolante e motivante: non bisognerà seguire un manuale di processo, una routine professionale ben definita, ma aprirsi alle nuove situazioni e sfide professionali. I leader dovranno creare un ambiente che attiri la passione dei dipendenti che avranno maggiore probabilità di esercitare e sviluppare le proprie capacità umane e si sentiranno più valorizzati e, in un certo senso, più utili per l’azienda.

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