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Il diesel? E’ più rispettoso dell’ambiente

   
AITI

L’industria dell’automobile è uno dei principali rami manifatturieri a livello mondiale, dal quale dipendono diversi milioni di posti di lavoro. Anche in Svizzera e in Ticino diverse aziende sono fornitrici di componenti essenziali, in particolare delle marche automobilistiche tedesche, francesi e asiatiche.

Guerra ingiustificata contro il diesel

Da alcuni anni, in particolare in Europa, si combatte una guerra contro il motore diesel che appare ingiustificata, mentre la propaganda magnifica l’auto elettrica in una misura in parte fuori luogo. Intanto perché il bilancio energetico della produzione dell’auto elettrica è tutt’altro che esemplare e poi perché il problema dello smaltimento delle batterie non è ancora stato risolto. Nonostante la propaganda, come detto, si conta che nel 2030 solo il 24 % del parco automobilistico mondiale sarà esclusivamente elettrico.

I motori diesel di ultima generazione sono mediamente meno inquinanti del 15 % rispetto ai motori a benzina. I nuovi modelli sportivi del gruppo Audi ad esempio, vengono offerti esclusivamente con motori diesel e sono già in grado di rispettare le norme anti inquinamento che non sono ancora entrate in vigore. Bosch, multinazionale delle componenti dell’automobile, a questo proposito già nel 2018 ha migliorato in maniera significativa le dinamiche tra efficienza del motore, ricircolo e trattamento dei gas di scarico, raggiungendo in diverse prove su strade pubbliche emissioni medie di ossido di azoto di 13 microgrammi per chilometro, ossia quasi dieci volte meno del valore massimo di 120 mg per chilometro che sarà imposto nell’Unione europea a partire dal 2020. E la nuova frontiera è rappresentata dalla propulsione ibrida che abbina il motore diesel a quello elettrico.

In una recente dimostrazione all’autodromo di Vallelunga, nei pressi di Roma, Bosch ha presentato, anche sulla base di dimostrazioni pratiche effettuate in circuito, i risultati del controllo delle emissioni delle automobili sulla base delle esigenze post scandalo dieselgate. Ebbene, già oggi il diesel non può essere considerato il principale responsabile delle emissioni inquinanti. In Italia il diesel è causa del 10 % delle emissioni di anidride carbonica, del 3 % delle emissioni di PM10 e del 17 % delle emissioni di ossido di azoto.

La guerra ingiustificata al diesel ha portato alla riduzione delle vendite di auto diesel in diversi paesi europei a vantaggio dei motori a benzina, con il risultato però che le emissioni di anidride carbonica sono in aumento e peggiorano l’effetto serra!

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L’auto elettrica ha bisogno di tempo

Non ha senso forzare la transizione verso l’auto elettrica come sta facendo l’Unione europea. Intanto perché l’efficienza anti inquinamento dei motori tradizionali, diesel in particolare, è sempre più performante. In secondo luogo perché le pecche dell’auto elettrica non hanno ancora trovato soluzione, in particolare lo smaltimento delle batterie. In terzo luogo perché la riconversione della filiera di produzione dell’automobile, che coinvolge numerose centinaia di migliaia di lavoratori e molte aziende fornitrici, necessita più dei 10 anni che di fatto sta imponendo l’UE con la messa al bando del diesel nel 2030. La riduzione delle emissioni inquinanti resta evidentemente l’obiettivo assoluto, ma non per questo ci si può prendere il rischio di far chiudere migliaia di aziende e lasciare senza lavoro moltissimi lavoratori per forzare la transizione verso l’auto elettrica.

 

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