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I robot ci ruberanno il lavoro?

   
Stefano Modenini

Rivoluzione digitale: Ogni rivoluzione industriale ha sempre comportato cambiamenti a livello tecnologico e del lavoro.

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Le macchine sono sin qui servite ad effettuare lavorazioni sempre più complesse ma pure pericolose o pesanti. Complessivamente il saldo fra posti di lavoro persi e posti di lavoro guadagnati nella storia è stato positivo. Perché allora oggi molte persone temono che la quarta e la quinta rivoluzione industriale, come pure i processi legati alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale causeranno una perdita importante di posti di lavoro?

Le più importanti analisi svolte a livello internazionale tendono piuttosto a confermare che il saldo dei posti di lavoro sarà ancora positivo. Il cambiamento rispetto al passato è dettato dal fatto che le nuove rivoluzioni tecnologiche avvengono a una velocità superiore rispetto a quelle avvenute in passato, che esplicavano i loro effetti sui decenni. Oggi i computer hanno raggiunto potenze di calcolo inimmaginabili pochi anni orsono e permettono applicazioni a livello produttivo decisamente più ampie. Negli ultimi 25 anni il progresso tecnologico ha avuto un impatto positivo sull’occupazione in Svizzera e ha portato alla creazione al netto di 800'000 posti di lavoro. Secondo previsioni attendibili sempre in Svizzera fra il 2016 e il 2025 saranno creati 270'000 nuovi posti di lavoro.

 

Lavoro indipendente e automatizzazione

I cambiamenti che avverranno nel mercato del lavoro non sono tuttavia causati dal solo progresso tecnologico. A livello mondiale entro due-tre decenni la popolazione lavorativa indipendente raddoppierà a 2 miliardi di persone e raggiungerà il numero delle persone che lavorano nella classica forma del lavoratore dipendente. La relazione professionale fra l’azienda e i suoi collaboratori è dunque destinata a trasformarsi. Bisogna inoltre considerare il fatto che già attualmente almeno il 50% dei posti di lavoro in Svizzera può essere automatizzato. Ma che ciò avvenga e a quale velocità dipende non solo dai trend tecnologici ma anche dalle decisioni delle imprese, che a loro volta devono tenere conto dei costi di questi processi.

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Lavoro sempre più qualificato

Un altro cambiamento che sta avvenendo nel mondo del lavoro è l’aumento della domanda di competenze professionali mediamente e altamente qualificate. In Ticino la quota parte di aziende che richiedono qualifiche elevate è passata dal 20% nell’anno 2000 a quasi il 40% nel 2018. E accanto alle competenze tecniche della professione diventano sempre più importanti e richieste le competenze personali. Sì, perché la capacità relazionale, la dimestichezza nel lavorare in team e in rete fra persone e aziende in un contesto di imprese caratterizzate da una gerarchia sempre più piatta sono caratteristiche molto richieste sul mercato del lavoro. Si stima che nel 2030 nel mondo la domanda di competenze tecnologiche rappresenterà il 17% delle ore lavorate, mentre la domanda di competenze sociali, emozionali e le capacità manageriali e di leadership rappresenterà il 22% delle ore lavorate. Uno degli aspetti forse più positivi dei nuovi processi tecnologici è dato dal fatto che essi aumentano il valore delle mansioni svolte esclusivamente dagli uomini. Nella manifattura ad esempio si riducono gli sforzi fisici nelle linee produttive e i rischi per la salute. Cala la routine lavorativa e aumenta la motivazione, migliorano le competenze dei collaboratori.

I processi tecnologici sono una grande sfida per il mondo della scuola e della formazione. Una società che si prepara per tempo al cambiamento dettato dalla tecnologia è una società che saprà dare una risposta tangibile alla domanda di lavoro dei nostri figli e nipoti.

 

Stefano Modenini, Direttore AITI

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