Le finanze pubbliche, in particolare quelle di diversi Cantoni, sono messe a dura prova. Anche la Confederazione ha un compito impegnativo in quanto deve riassorbire i circa 30 miliardi di franchi che sono stati utilizzati a seguito dell’epidemia di Covid.
Come ricorda il Dipartimento federale delle finanze, il freno all’indebitamento è considerato un modello di successo dal 2003, anno in cui è stato introdotto a seguito del voto popolare. Questo meccanismo a prova di crisi garantisce che il debito svizzero non aumenti e permette persino di ridurlo.
Con un tasso d’indebitamento del 30 per cento circa del prodotto interno lordo, la Svizzera occupa una posizione eccellente nel confronto internazionale. Il freno all’indebitamento non ha contribuito soltanto a far sì che la Svizzera riuscisse a gestire relativamente bene varie crisi, ma ha anche permesso di abbattere in modo considerevole il debito della Confederazione.
Il principio del freno all’indebitamento è che la Confederazione equilibra a lungo termine entrate e uscite. Per quanto concerne queste ultime, l’importo massimo delle uscite totali da stanziare nel preventivo dipende dalle entrate totali stimate, tenuto conto della situazione economica. Se si superano i limiti previsti entrano in funzione delle sanzioni, che prevedono essenzialmente la compensazione negli anni successivi delle maggiori uscite.
Funzionamento del freno all’indebitamento
A medio termine, cioè nell’arco di un ciclo congiunturale, le finanze federali restano equilibrate grazie al freno all’indebitamento: nei periodi di alta congiuntura si devono realizzare delle eccedenze per poter compensare i deficit dei periodi di recessione.
Le uscite ordinarie non possono superare le entrate strutturali, ossia le entrate corrette in funzione della congiuntura. Ciò consente un’evoluzione equilibrata delle uscite ed evita una politica discontinua.

Efficace e comunque flessibile
Come ricorda sempre il Dipartimento federale delle finanze, il freno all’indebitamento si applica al preventivo e stabilisce l’importo massimo che la Confederazione può spendere. Alla fine dell’anno, il consuntivo indica se questo limite massimo è stato rispettato per le uscite ordinarie. Il cosiddetto conto di compensazione tiene una contabilità in merito. Se il conto di compensazione riporta un deficit, la normativa contiene un chiaro meccanismo sanzionatorio: il disavanzo deve essere compensato per intero.
Affinché una norma di politica finanziaria sia efficace deve essere severa e vincolante, ma deve anche lasciare un margine di manovra sufficiente per poter reagire a sviluppi esterni. Il freno all’indebitamento garantisce questa flessibilità, poiché tiene conto della situazione economica attuale. Inoltre, esso prevede una deroga: in situazioni eccezionali e in situazioni che sfuggono al controllo della Confederazione (pandemia o catastrofe naturale) è possibile derogare alla norma ed effettuare spese straordinarie, che però devono essere compensate negli anni successivi se non possono essere coperte da entrate straordinarie degli anni precedenti. In questo modo si intende evitare di ricorrere indebitamente alla deroga.
Efficacia dimostrata
Dalla sua introduzione nel 2003, il freno all’indebitamento ha dimostrato la sua efficacia a più riprese:
- grazie alle sua natura vincolante, esso ha contribuito a riequilibrare rapidamente le finanze federali:
- il freno all’indebitamento ha impedito che le maggiori entrate fiscali degli anni favorevoli da un punto di vista economico venissero impiegate per uscite supplementari. E’ stato invece possibile conseguire eccedenze e ridurre il debito;
- il fatto di impostare la regola sulla congiuntura ha impedito che si dovessero ridurre le uscite nei periodi di recessione;
- il freno all’indebitamento ha dimostrato la sua efficacia anche durante le crisi. Grazie alla deroga prevista è stato possibile effettuare uscite straordinarie importanti senza compromettere la realizzazione dei compiti della Confederazione;
- le ripercussioni economiche negative derivanti dalla recente pandemia da coronavirus sono state attenuate.
Il cantone Ticino negli ultimi vent’anni ha realizzato quasi sempre risultati di esercizio negativi. Vi è un’evidente difficoltà a mantenere in equilibrio i conti pubblici, primo perché le entrate fiscali crescono ma in parte debolmente, mentre la spesa pubblica cresce maggiormente e appare qua e là fuori controllo. E’ dunque necessario che anche in Ticino vengano introdotti meccanismi di legge che frenino questa evoluzione negativa prima che sia troppo tardi.

