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Felicità in azienda: il CHO

   
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Una nuova figura sta emergendo all’interno delle aziende a causa del malessere generalizzato tra leader e tra collaboratori. È il CHO, cioè il Chief Happiness Officer: il manager della felicità. È nato nei primi anni 2000 negli Stati Uniti e ora sempre più colossi come Google richiedono persone in grado di ricoprire questo ruolo, per aiutare l’azienda a creare benessere e armonia tra i dipendenti. In particolare, il CHO si occupa di monitorare il livello di soddisfazione dei lavoratori, individuando le strategie per migliorarlo e creando le condizioni ambientali ottime. Un vero e proprio ambassador e influencer che opera in azienda, che propone come obiettivo la crescita aziendale e favorisce i programmi formativi con lo scopo di potenziare le capacità dei dipendenti.

AITI_Chief Happiness Officer

I manager della felicità non dispensano consigli e sorrisi, ma riorganizzano l’intero assetto aziendale. Sono professionisti esperti che riorganizzano cioè in modo strategico i processi logistici, strutturali, manageriali e culturali delle società in cui operano. Garantiscono inoltre armonia, unità e benessere. Il CHO può organizzare anche eventi aziendali e attività per il tempo libero: di solito si occupa delle feste di Natale (per favorire il team building), giornate sportive, momenti dedicati alla spiritualità (mindfulness e yoga). Tuttavia, il suo operato non è etereo e i vantaggi sono concreti. Sul versante dei risultati infatti c’è soprattutto la qualità delle relazioni, il senso di unità che dovrebbe caratterizzare ogni azienda.

 

LinkedIn ha tentato di fare chiarezza, individuando dieci possibili compiti ricoperti dal CHO:

  1. Dialogare con i collaboratori, per definire il livello di felicità aziendale e agire con correttivi per migliorarlo;
  2. Cooperare con il settore delle risorse umane e partecipare – qualora fosse possibile – alle selezioni dei candidati, per informarli preventivamente sulla cultura aziendale;
  3. Prestare ascolto e monitorare le istanze di ciascun collaboratore, incrociando le differenti necessità e trasformando i punti critici in soluzioni creative, condivisibili per il beneficio di tutti;
  4. Dare la propria voce ai dipendenti in difficoltà nel relazionarsi e mediare;
  5. Cooperare anche con gli altri Chief nella gestione delle criticità e delle eventuali controversie tra colleghi o tra dipendenti e azienda;
  6. Favorire una buona comunicazione interna e collaborare con tutti i dirigenti per sviluppare e attuare politiche che consentano e incoraggino un ambiente di lavoro felice;
  7. Generare idee creative per aumentare la felicità in azienda (ad esempio: riconfigurare lo spazio di lavoro, adottare l’orario flessibile, garantire un buon equilibrio tra vita privata e vita professionale, ecc.);
  8. Collaborare con il Chief Human Resources Officer per concordare con il dipendente gli obiettivi e i percorsi di carriera, le aree di possibile crescita e potenziamento delle capacità e organizzare sessioni di formazione in comunicazione efficace e soft skills trasversali;
  9. Ispirare i collaboratori e i dirigenti, segnalando libri, film, articoli, workshop, eventi su temi che favoriscono la felicità aziendale;
  10. Cooperare, se possibile, con i media, le università, gli enti e le associazioni orientate al miglioramento della felicità aziendale.

AITI_Felicità in azienda il CHO

Il CHO può essere una figura fondamentale per il futuro aziendale, soprattutto per quanto riguarda la fidelizzazione dei propri collaboratori: se si sentiranno parte di un team felice, unito e che sa comunicare efficacemente e se si sentiranno ascoltati e capiti, saranno più propensi a rimanere a lungo in azienda, aumentando anche la loro produttività.

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