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La fabbrica dopo il Covid-19

   
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Come saranno le fabbriche dopo il Covid-19? Anche il personale di produzione finirà per lavorare in smart working? Cosa succederà alle catene di fornitura? Torneranno le scorte di magazzino più o meno estese dopo l’esperienza della chiusura delle frontiere cinesi? Come collaboreranno i robot con le persone che vivono la fabbrica?

Sono questi alcuni degli interrogativi che molte fabbriche in tutto il mondo stanno affrontando di questi tempi. La pandemia infatti ha messo in discussione abitudini e operazioni consolidate.

La fabbrica del futuro sarà intelligente, resiliente e integrata. Sarà cioè una fabbrica capace di adattarsi ai rapidi cambiamenti di mercato e capace pure di superare eventi traumatici, proprio come una pandemia, con un approccio “positivo”.

AITI_fabbrica post covid-19

Un primo elemento messo in discussione dalla situazione pandemica è il “just-in-time”, cioè l’eliminazione di fatto o la sua riduzione ai minimi termini del magazzino, in quanto secondo questa filosofia avviata da Toyota negli anni sessanta si prevede che la produzione industriale venga avviata solo nel momento in cui si manifesta la domanda, nei volumi richiesti dal mercato.

Il just-in-time non sarà eliminato, anzi, ma è innegabile che i grossi problemi riscontrati in questi mesi nella catena di fornitura internazionale e la dipendenza dalla Cina per la fornitura di molte componenti industriali, indurranno molte aziende a una maggiore tutela accumulando scorte maggiori di materiali, pur se questo dovesse costare una certa efficienza.

Detto in questo modo sembra facile da realizzare, ma in realtà la scelta è molto complessa, perché le aziende di fatto devono studiare un meccanismo che permetta loro di avere quantomeno una alternativa al proprio o ai propri fornitori. Si tratta dunque di gestire più fornitori con la massima efficienza.

La fabbrica snella che riduce al minimo possibile gli sprechi è già una realtà oggi in molti contesti aziendali, anche di piccole e medie dimensioni. Tuttavia, i passi da intraprendere nei prossimi anni sono enormi: la gestione dei flussi produttivi e decisionali, l’introduzione dei robot collaborativi (cobot), l’analisi dei big data per la manutenzione predittiva (preventiva) e per il controllo qualità, l’additive manufacturing (la stampa dei prodotti metallici e plastici), la realtà aumentata, la realtà virtuale, la sostenibilità di tutte le attività aziendali e l’economia circolare.

fabbrica post covid-19

La nuova frontiera che la pandemia attuale sembra spingere con decisione è quella dell’industrial smart working, cioè la gestione da remoto dei processi aziendali e produttivi. Si parte naturalmente dal principio che se le persone non possono andare in azienda, quest’ultima deve funzionare lo stesso. E in ogni caso in futuro i luoghi di lavoro avranno una presenza più flessibile del personale. Non si tratta solo di software gestionali con i quali si monitora la produzione in senso stretto. I nuovi software permettono la tracciabilità di componenti e prodotti, la gestione del magazzino e dei prodotti, il monitoraggio della qualità, ecc.

È l’alba forse della fabbrica tutta gestita da remoto. Ma è tutto meno che fantascienza.

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