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E ora che facciamo?

   
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Crisi Corona, recessione economica, venti di protezionismo e di chiusura al commercio internazionale e alla libera circolazione, che mondo difficile per fare impresa!

La riunione di direzione si è conclusa da pochi minuti. Arianna è rimasta nella sala, seduta in silenzio. Davanti ha i documenti presentati dai suoi collaboratori. Sullo schermo l’ultima slide che riassume cifre disarmanti:

  • Fatturato: - 60% rispetto al mese di giugno 2019
  • Entrata ordini: - 90% rispetto al mese di giugno 2019
  • Orario ridotto mese di giugno 2020: 65% di ore perse
  • Budget 2020: - 60% rispetto al preventivo

AITI_E ora che facciamo

“mi guardavano tutti, come se si attendessero da me delle soluzioni. Tutta gente tosta, che negli anni mi ha sempre dimostrato di saper reagire. Oggi li ho visti persi, senza idee”. Arianna è sola con i suoi pensieri. Da otto anni è CEO di una società attiva nell’automazione di processi produttivi, impresa che ha fondato insieme a due soci nel 2012. Dopo un avvio pieno di sacrifici e difficoltà, nel 2015 la svolta. Un ottimo prodotto, un’opportunità ben colta ed è stato il salto di qualità. Crescita continua, con fatturato in costante aumento, effettivo del personale che ha raggiunto i 32 posti a tempo pieno e utili costantemente reinvestiti nell’infrastruttura e in attività di ricerca e sviluppo.

“se non cambiano in fretta le cose la situazione è grave!” Arianna respira profondamente, deve cercare di contenere l’ansia.

“L’orario ridotto non può essere una soluzione. Ancora per un paio di mesi forse. Poi dovrò prendere dolorose decisioni. Per come vanno le cose è già sicuro che dovrò prendere un appuntamento con le banche per l’aumento della linea di credito”. Il fastidio che prova Arianna è quasi fisico, le si appiccica addosso e le toglie il fiato. Un senso di impotenza e di frustrazione, reso quasi insopportabile dal pensiero di quanto fosse euforico l’ambiente in azienda solamente qualche mese fa. A gennaio nelle riunioni di direzione si discuteva della difficoltà di trovare profili qualificati per occupare le quattro posizioni ancora vacanti nell’organico. Si cercavano delle idee per aiutare l’integrazione degli ultimi collaboratori assunti, tutti stranieri e in difficoltà con l’italiano. I problemi sul tavolo erano perlopiù legati alla capacità di rispettare i tempi di consegna ai clienti.

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“se almeno ci fosse qualche segnale, una scintilla, un mercato che riprende. Macché, qui è tutto fermo, l’unico ordine che è arrivato in giugno era già stato concordato da tempo ed è poca cosa. La paralisi è totale, non si vedono spiragli a breve termine, anzi, c’è pure l’incubo all’orizzonte della votazione di settembre.” Arianna si scuote e si alza dalla sedia per cercare di reagire. Aggiungere all’ansia anche l’iniziativa per una immigrazione moderata è davvero troppo. Se dovesse essere accolta allora davvero ci sarebbe da riconsiderare proprio tutto. Meglio non pensarci, tanto ora lei non ci può fare proprio nulla.

La riunione di direzione si è conclusa da oramai quasi venti minuti. Arianna respira un’altra volta profondamente e, con decisione, apre la porta della sala riunioni ed esce con passo sicuro, cercando dentro di sé la forza di sorridere e di salutare le collaboratrici ed i collaboratori che incontra sul suo cammino.

supsi TREX

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