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Donne e telelavoro: nuova sfida per conciliare lavoro e famiglia

   
AITI
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Conciliare vita privata e lavoro è da sempre una sfida importante per le aziende e i loro dipendenti ed è ancora più attuale in queste settimane, a causa dell’emergenza sanitaria che ha favorito il telelavoro e lo smartworking.

I nuclei familiari, obbligatoriamente riuniti sotto lo stesso tetto, devono riuscire a lavorare in un ambiente che, solitamente, si presta ad altre funzioni differenti da quelle svolte nello spazio ufficio e con persone diverse dai propri colleghi. Inoltre, considerando che tutte le scuole dell’obbligo e superiori del nostro Cantone sono chiuse, e pertanto i figli devono restare a casa, la concentrazione che forse si poteva auspicare in una casa vuota scende inevitabilmente e la difficoltà di crearsi uno spazio individuale è concreta.

Donne e telelavoro, conciliare lavoro e famiglia

In questa situazione, l’ambiente privato e quello professionale si fondono, azzerando gli spostamenti e facilitando il passaggio dalle faccende domestiche a quelle lavorative, ma rafforzando anche diversi elementi disturbanti per una corretta pratica professionale. Da un lato, dunque, la casa si trasforma in una gabbia, uno spazio nel quale è difficile lavorare insieme agli altri componenti del nucleo familiare, dall’altro, troppo grande per chi deve gestire sia la vita domestica che quella professionale.

Da una ricerca condotta da ValoreD su 1.300 lavoratori è emerso che le vittime delle ripercussioni del telelavoro sono soprattutto le donne, per le quali diventa un vero e proprio “extreme working”.

Oltre la maggioranza (60%) era già abituata a lavorare in modo agile, tuttavia, con la convivenza familiare forzata, circa 1 donna su 3 dichiara di lavorare più di prima e di non riuscire, o riuscire malamente, a mantenere il giusto equilibrio fra lavoro e vita domestica (mentre tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5). La ricerca ha dunque confermato che la responsabilità familiare, come la cura dei figli e delle faccende domestiche, gravi ancora in prevalenza sulle donne, anche in un momento di crisi come è quello attuale e durante il quale si confiderebbe in un suo alleggerimento, al fine di garantire alle donne condizioni, se non ottimali, almeno buone per permettere loro di svolgere il lavoro senza troppe distrazioni.

ValoreD ha voluto indagare anche sulla tenuta emotiva delle donne: il 40% vive il periodo con ansia, rabbia e confusione – emozioni comuni soprattutto tra le Millenials – mentre il restante 60% prova sentimenti positivi e di rinnovamento. Sopra i 40 anni il 48% ha espresso una forte capacità di affrontare e superare il periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. Ma la speranza è un sentimento che accomuna tutte le generazioni, con solo un leggero incremento sopra i 40 anni.

E quindi il telelavoro – o lo smart working – è negativo per le donne? Non si può dare risposta certa. Quello che stiamo facendo oggi, in una condizione di emergenza, è un telelavoro obbligato e non un’opzione ragionata dai datori di lavoro e dai dipendenti. Ma quando la normalità sarà ripristinata, si potrà tentare un nuovo approccio alle modalità di lavoro agile, stando ben attenti alle possibili disparità di genere che si possono creare.

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