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Covid-19, chi sta vincendo la battaglia

   
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Purtroppo bisogna ammettere che in estate è stata persa una grande occasione di preparare il paese ad affrontare la seconda ondata del Covid-19. Sapevano le autorità e la classe medica che sarebbe arrivata perché andavamo incontro alle stagioni più fredde, ma grande era anche il desiderio di lasciarci alle spalle quanto di difficile è stato affrontato in primavera. Eppure c’erano gli esempi virtuosi sotto gli occhi di tutti ma sono stati di fatto ignorati.

Taiwan, con una popolazione di circa 23,5 milioni di abitanti, nella prima fase della pandemia ha registrato 16 decessi. Al 25 di ottobre il Giappone nella seconda fase contava 699 morti dal mese di agosto. In Corea del Sud i nuovi contagi sono appena 61, 5 le persone nuove ammalate in Thailandia. Australia e Nuova Zelanda fanno registrare un’evoluzione simile. Come mai invece, paesi come l’Indonesia, il Bangladesh, l’India e la Malesia si trovano in una situazione più simile a quella europea?

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In Cina e Giappone v’è un uso diffuso della mascherina; è una questione culturale e sociale, ma in questi due paesi la popolazione utilizza regolarmente le mascherine per proteggere se stessi e gli altri da allergie e raffreddori. Ma più di questo, la risposta del relativo successo nella lotta al Covid-19 sta nell’utilizzo massiccio dei big data e nel tracciamento di massa della popolazione.

Yosutoshi Nishimura, ministro giapponese incaricato della lotta al Covid-19 utilizza la nozione di “cluster di trasmissione”: pochi gruppi di persone determinano un’altissima contagiosità e pertanto è necessario intervenire su questi gruppi in maniera chirurgica, isolando le persone.

Per fare questo bisogna incrociare molti dati, ricostruire i movimenti delle persone, anche con l’utilizzo delle telecamere, diffuse ad ogni angolo di strada e naturalmente delle applicazioni sullo smartphone. Ma si è fatto pure ricorso ai dati provenienti dall’uso delle carte di credito.

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Un modo di agire certamente invasivo, che non fa l’unanimità, ma che di fronte all’obiettivo di fermare la pandemia è risultato essere efficace. In secondo luogo si è cercato di prevenire l’affollamento delle persone ricorrendo in massa al telelavoro e riducendo il ricorso ai trasporti collettivi. Gli spostamenti fra una regione e l’altra dei due paesi sono stati sconsigliati se non addirittura vietati e l’ingresso degli stranieri è stato sostanzialmente fermato per diverse settimane.

L’Europa non ha preso questa strada, a ragione o a torto, ma in attesa dei vaccini rischia di deragliare. Sia perché le ospedalizzazioni stanno crescendo rapidamente, sia perché il rischio di un collasso delle economie è dietro l’angolo.

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