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Climate change: le assicurazioni reagiscono, i gestori di fondi agiscono

   
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La Munich Re ha suonato l’allarme. “Se continua così l’unica opzione è quella di alzare i premi” a dirlo il climatologo Ernst Rauch, consulente per la grande azienda assicurativa.


Le polizze assicurative di tutte le grandi compagnie già prevedono sistemi di bonus-malus che causano rialzi dei premi nelle zone colpite da catastrofi naturali. Ora però queste zone stanno velocemente interessando tutti i continenti. Le catastrofi naturali hanno un costo economico pesantissimo, si calcola che a livello planetario le perdite globali complessive derivanti da disastri naturali tra il 2005 e il 2015 sono state superiori a 1,3 trilioni di dollari.

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Ma quanti zeri ha un trilione? È un miliardo di miliardi, uno con 18 zeri. Un numero che perde di sostanza tanto è difficile da immaginare.

Notoriamente le assicurazioni basano i loro modelli di previsione del rischio sui dati storici. La velocità di ciò che sta succedendo a livello climatico ha però cambiato l’equazione, rendendo il passato non più indicativo del futuro.

Nei nuovi modelli di analisi del rischio assicurativo sta per entrare di prepotenza il “fattore combustibili fossili”. I premi assicurativi dei grandi consumatori di carbone, petrolio e gas, potrebbero subire una improvvisa impennata, contribuendo alla de-carbonizzazione dell’industria, spingendo verso tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Se le assicurazioni reagiscono immediatamente a questi nuovi scenari c’è chi si sta muovendo con determinazione. Li chiamano i “new warriors of climate change”. Sono i gestori di fondi comuni, fondi pensione e fondazioni che hanno preso la bandiera della lotta al cambiamento climatico per farla sventolare sui patrimoni da loro gestiti. In gran parte hanno aderito all’iniziativa “ClimateAction +100” lanciata nel 2017: sono 320 grandi investitori internazionali che hanno circa 33mila miliardi di dollari in gestione. L’elenco è disponibile sul sito dell’associazione.

In occasione dell’assemblea degli azionisti dell’inglese BP, questi “guerrieri” hanno contribuito a far passare a grande maggioranza una risoluzione che obbliga il gruppo petrolifero a presentare report più dettagliati sull’allineamento degli investimenti con gli obiettivi di contenimento dei gas a effetto serra stabiliti nel 2015 a Parigi.

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Anche senza essere parte di questo gruppo di “guerrieri”, tutti i fondi pensione si confrontano con i propri iscritti, in particolare con quelli più giovani. Il denaro delle pensioni viene infatti gestito su mandato fiduciario e potrebbe tradursi facilmente nel seguente interrogativo: perché un neoassunto dovrebbe versare i propri contributi previdenziali a un fondo pensione che non è in grado di dimostrare la sostenibilità dei propri investimenti?

Il mondo della finanza si attiva integrando i criteri ESG nei processi di investimento, mettendo così a disposizione degli investitori privati e istituzionali dei punti di riferimento per orientare i propri patrimoni verso attività sostenibili dal punto di vista Ambientale (Environmental), sociale (Social) e dei principi , regole e procedure che riguardano il governo di un’azienda (Governance).

 

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