Negli ultimi anni, il Ticino ha dimostrato lungimiranza sul tema della conciliabilità tra lavoro e famiglia. Ha investito in modo concreto, costruendo basi importanti grazie alla riforma fiscale e sociale e al contributo diretto delle imprese.
Dal 2019, infatti, il finanziamento delle misure a favore delle famiglie è sostenuto da un prelievo sui salari versato dai datori di lavoro (oggi pari allo 0.15%). Una scelta significativa e virtuosa: il sistema economico stesso ha deciso di investire nella propria sostenibilità sociale.
I risultati sono tangibili. Negli ultimi anni il numero di strutture per la prima infanzia è cresciuto in modo rilevante: tra il 2018 e il 2024 i nidi e micro-nidi sussidiati sono aumentati del 35%, mentre i posti disponibili sono cresciuti di oltre 560 unità (+34%). Ancora più marcata è stata l’evoluzione dei servizi extrascolastici, con un aumento dei posti di circa il 66%. Anche il numero di bambini accolti è aumentato costantemente negli ultimi anni, segno che la domanda è reale e in crescita.
Sono numeri che raccontano un Cantone che ha saputo muoversi, investire e costruire. Eppure, proprio questi progressi rendono evidente una nuova fase.
Nonostante l’espansione dell’offerta, il fabbisogno resta ancora in parte scoperto, in particolare in alcune regioni e per specifiche fasce d’età. Inoltre, manca ancora una vera visione strategica di territorio, e qui, ahimè, accanto alla pianificazione e al finanziamento dell’offerta del Dipartimento della Sanità e della Socialità, manca ancora una vera consapevolezza sul tema da parte del tessuto economico.
In altre parole: il Ticino ha fatto molto. Ora può fare meglio, grazie al ruolo attivo delle imprese.
Lo studio che AITI ha recentemente condotto, in collaborazione con l’Associazione CINI Switzerland, per la creazione di un asilo nido interaziendale lo conferma chiaramente: oltre il 75% delle famiglie e circa due terzi dei collaboratori considerano molto importante la disponibilità di servizi per la prima infanzia. In un contesto in cui entrambi i genitori lavorano sempre più spesso, questi servizi non sono più un’opzione, ma una condizione per partecipare pienamente al mercato del lavoro.
Non a caso, in molte regioni della Svizzera nelle quali l’aiuto pubblico è meno importante rispetto al Ticino, in particolare nella Svizzera tedesca, si è sviluppato negli anni un modello pragmatico e replicabile: quello delle Kita (KinderTAgesstätte) sostenute dalle aziende. Soluzione interessante che vede le aziende collaborare con nidi esistenti o nuovi progetti, co-finanziando posti per i propri collaboratori, garantendo loro accesso prioritario e partecipando a creare le condizioni per aumentare la flessibilità degli orari.
Un modello semplice, ma efficace, che permette di rispondere ai bisogni reali senza creare strutture rigide o sovradimensionate. Un modello, soprattutto, perfettamente compatibile con il contesto ticinese. Ed è esattamente in questa direzione che si inserisce l’apertura, prevista entro fine 2026, della nuova struttura per la prima infanzia a Bioggio.
Un progetto che nasce dalla collaborazione tra mondo imprenditoriale, territorio e servizi educativi, e che rappresenta un passo concreto verso una logica più integrata.

A questo si aggiunge, nelle prossime settimane, il lancio di una convenzione rivolta alle aziende, che permetterà di attivare strumenti molto concreti: accesso agevolato ai posti per i collaboratori, contributi alle rette, maggiore flessibilità oraria e partecipazione a momenti di co-progettazione territoriale.
Non si tratta quindi di immaginare nuovi modelli, ma di valorizzare strumenti già disponibili. E qui il messaggio è volutamente positivo, ma chiaro: le imprese ticinesi hanno già contribuito in modo determinante a costruire questo sistema, finanziandolo. Ora hanno l’opportunità di attivarlo pienamente anche a livello aziendale. Perché investire nella conciliabilità significa fare employer branding concreto. Significa attrarre e trattenere talenti. Significa ridurre turnover e assenteismo. Ma significa anche contribuire allo sviluppo del territorio. Un territorio che offre servizi di qualità per le famiglie è un territorio che trattiene giovani, che attira competenze e che resta competitivo.
Il Ticino ha già costruito le fondamenta: ha investito, ha fatto crescere l’offerta, ha attivato strumenti. Ora può fare il salto di qualità: passare da un insieme di buone misure a una visione strategica condivisa, in cui imprese, istituzioni e servizi educativi collaborano in modo strutturato.
La nuova struttura di Bioggio e la convenzione in arrivo rappresentano un’occasione concreta in questa direzione. L’Associazione Industrie Ticinesi auspica che l’interesse sia ampio.
Non per fare “di più”, ma per fare sistema. Insieme. Perché prendersi cura delle persone non è solo una responsabilità condivisa. È una leva di sviluppo per tutto il territorio.
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