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Allarme energia in Svizzera

   
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La Svizzera ha un serio problema di energia, in particolare in inverno, ma pochi al di là dell’economia e della politica sembrano preoccuparsene. La copertura del fabbisogno energetico del nostro paese avviene solo grazie alle importazioni dall’estero, ma questa situazione ci espone a delle debolezze, che in una fase geopolitica confusa non fa che aumentare i timori.

A prima vista, come ricordava recentemente economiesuisse, la Federazione delle imprese svizzere, la Svizzera sta andando nella giusta direzione perché aumenta costantemente la quota di energia prodotta attraverso le energie rinnovabili, principalmente l’energia solare. Tuttavia, rispetto a dieci-dodici anni fa la Svizzera non produce più energia elettrica in inverno, mentre in estate abbiamo al contrario una sovracapcità di produzione.

Nel 2024, la produzione da fonti rinnovabili, pari a circa 8,3 terawattora, era di gran lunga superiore rispetto al 2010 (circa 1,4 terawattora). Complessivamente, la capacità produttiva installata è aumentata del 40% negli ultimi 15 anni.

La Svizzera ha una solida produzione di energia elettrica derivante dalla forza idrica e piani di sviluppo ed espansione dei bacini idroelettrici sono già pianificati per i prossimi decenni. Ma uno sguardo più attento ai dati – come indica sempre economiesuisse – mostra un quadro meno roseo degli sviluppi recenti. La produzione svizzera di energia elettrica invernale non è aumentata negli ultimi dieci anni. Sia nell’arco dell’intero semestre invernale (da ottobre a marzo) sia nella “fase critica” da dicembre a febbraio, l’espansione delle energie rinnovabili registrata finora è rimasta praticamente ininfluente. Inoltre, bisogna considerare il fatto che nei prossimi anni il fabbisogno di energia aumenterà, si stima di circa un terzo entro il 2050. Complessivamente, circa il 60% della produzione di energia elettrica necessaria per l'inverno del 2050 non è ancora stata realizzata.

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Il problema è aggravato dal fatto che la produzione di energia elettrica tramite il nucleare è già entrata in una fase delicata. Nel 2019 è stata chiusa la centrale nucleare di Mühleberg. Quella di Gösgen è entrata in una fase di revisione piuttosto estesa. La chiusura della centrale nucleare di Beznau è prevista nel 2033, mentre Gösgen e Leibstadt potrebbero seguire rispettivamente nel 2033 e nel 2044. Siamo e saremo confrontati anche nei prossimi anni a una penuria di energia elettrica durante l’inverno.

Cosa fare dunque? La dipendenza dalle forniture di energia dall’estero non potrà essere annullata e probabilmente nemmeno ridotta troppo, ragione per cui la strada più praticabile è quella di disporre di accordi internazionali e contratti che garantiscano alla Svizzera la copertura dell’energia necessaria. Anche se gli sconvolgimenti geopolitici in atto suggeriscono di non poter fare completamente affidamento su accordi e contratti firmati.

L’efficienza energetica e la riduzione dei consumi è l’altra strada da percorrere, che però solo in parte, per quanto concerne i consumi, potrà essere percorsa. Perché se da un lato la tecnologia aiuta l’efficienza, dall’altro lato le tecnologie applicate alla realtà, ad esempio l’energia per i datacenter, i social network o l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, ci dicono che i consumi non faranno che crescere.

In terza battuta, arriviamo alla questione fondamentale: ritornare sul divieto di utilizzare l’energia nucleare dopo il 2050, facendo conto che in futuro potrà essere sviluppata un’energia nucleare su basi moderne e tecnologicamente avanzate. Impianti più ridotti e sicuri. Ma prima di arrivare lì dovremo fare molti sforzi per garantirci l’energia necessaria e considerare che le nuove tecnologie nucleari non saranno applicabili probabilmente prima di due o tre decenni.

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