Le persone nate in particolare negli anni sessanta, ricorderanno quelle dodici domeniche nel 1973 nelle quali, a seguito di una grave crisi petrolifera, venne vietata in Svizzera la circolazione delle automobili per mancanza di carburante. Improvvisamente piccole e grandi arterie stradali, complice anche un traffico al tempo non ancora congestionato, si trasformarono in immense palestre e campi da gioco per tanti giovani. Bastava interrompere la partita al passaggio dei bus o dei mezzi della polizia, dei pompieri e delle autombulanze e poi continuare.
Lo shock dei prezzi del 1973, provocato dall’embargo petrolifero dei paesi arabi, portò a una grave e massiccia crisi economica. Come ricordava recentemente la Banca Raiffeisen svizzera, nel 1975 il prodotto interno lordo (PIL) reale subì una contrazione di circa il 7 per cento, l’inflazione raggiunse livelli record sfiorando il 10 per cento e nel settore industriale tra il 1970 e il 1980 andarono persi circa 244’000 posti di lavoro. All’epoca nel mondo mancavano 4,5 milioni di barili di petrolio ogni giorno, mentre attualmente con le chiusure dello stretto di Hormuz, circa il 10 per cento del commercio mondiale di petrolio rimane bloccato. Oggi siamo dunque confrontati a uno shock petrolifero che in termini economici è superiore a quello degli anni settanta.

Che cosa ci insegna questa situazione? Innanzitutto che in termini di passaggi e di trasporto delle merci, poco sembra essere cambiato rispetto a cinquant’anni fa. Certo, la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma nel mondo continuiamo a dipendere dalla libertà di circolazione in alcuni nodi strategici del mondo, soprattutto in medio oriente. Inoltre, le economie industrializzate in particolare continuano a dipendere dal petrolio. La quota di petrolio nei consumi energetici svizzeri è ancora oggi del 46 per cento, anche se occorre ricordare che negli anni settanta il petrolio copriva l’80 per cento del consumo finale di energia nel nostro paese. Dipendiamo dunque ancora dal petrolio, ma se consideriamo che la popolazione in 50 anni è raddoppiata, che l’efficienza energetica della produzione ha fatto passi da gigante, che in termini assoluti il consumo energetico in Svizzera è in calo, pur ricordando che il petrolio serve soprattutto ai trasporti, dobbiamo concludere che oggi la Svizzera è una delle economie più efficienti al mondo in termini energetici.
Le crisi energetiche e petrolifere, ricordiamo anche l’esplosione dei prezzi di energia elettrica e gas nel 2022 a seguito della guerra fra Russia e Ucraina, restano dunque presenti nel contesto geopolitico internazionale. Ciò che però è cambiato rispetto agli anni settanta, è che prima le economie mondiali e quelle nazionali dipendevano molto di più dai vettori energetici e in particolare dall’andamento del prezzo del petrolio, mentre oggi economie come quella svizzera dipendono piuttosto dall’andamento dell’economia internazionale. Ciò fa si ad esempio, che una recessione economica mondiale può colpire duramente la Svizzera anche se il rialzo dei prezzi dell’energia è fondamentalmente sostenibile per la produzione interna.
Oggi le domeniche senz’auto non sono più un tema probabilmente, ma le crisi energetiche non sono affatto un ricordo. Ad esempio, nell’ambito dell’energia elettrica i rischi di black out, anche in Europa, sono uno scenario molto concreto.

